3 luglio 2019

Elezioni amministrative in Albania, vittoria senza gloria di Edi Rama

Le elezioni amministrative in 61 comuni dell’Albania, svoltesi il 30 giugno, hanno decretato la vittoria del Partito socialista d’Albania del primo ministro Edi Rama; difficilmente le cose sarebbero potute andare diversamente, considerando che queste consultazioni sono state al centro di uno scontro istituzionale senza precedenti e che i principali partiti d’opposizione, il Partito democratico e il Movimento socialista per l’integrazione, si sono rifiutati di presentare i loro candidati, boicottando le elezioni. Le operazioni di voto si sono svolte senza incidenti, anche se nei giorni precedenti si erano susseguite azioni di protesta; tuttavia, solo il 21,6% degli aventi diritto si è recato a votare, un dato sottolineato dall’opposizione e che pone in effetti interrogativi sulla reale rappresentatività di queste consultazioni.

La vicenda delle elezioni è stata una sorta di ‘detonatore’ che ha fatto esplodere i contrasti che da mesi vedono ai ferri corti il partito di governo di Rama e l’opposizione ‒ guidata da Lulzim Basha, leader del Partito democratico, ma sostenuta anche dal presidente della Repubblica Ilir Meta ‒ che da febbraio scorso ha abbandonato il Parlamento chiedendo le dimissioni del premier, un governo di transizione ed elezioni politiche anticipate. Proprio il presidente Meta aveva fatto salire la tensione il 9 giugno scorso quando aveva annullato l’appuntamento del 30 giugno sostenendo che la situazione del Paese non avrebbe consentito un regolare svolgimento delle elezioni; l’opposizione infatti accusa il partito del premier, tra l’altro, di frode elettorale e di corruzione. La risposta di Rama era stata la richiesta di impeachment del presidente, ma ora l’atteggiamento del premier, forse anche alla luce dei dati sull’affluenza alle urne e delle possibili ripercussioni rispetto al percorso di integrazione nell’Unione Europea, sembra più propenso ad aprire un dialogo piuttosto che a esasperare i contrasti. Il percorso tuttavia non sarà facile considerando che Meta ha dichiarato di non riconoscere il risultato del 30 giugno e ha fatto dichiarazioni a ruota libera sul fatto che gli albanesi sono oggetto di «un complotto, teso a portare il Paese verso un conflitto civile», dietro al quale ci sarebbero il multimiliardario George Soros e la sua famiglia.

 

Immagine: Edi Rama (16 settembre 2017). Crediti: Chairman of the Joint Chiefs of Staff (DOD photo by Navy Petty Officer 1st Class Dominique A. Pineiro) [Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)], attraverso www.flickr.com

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