31 maggio 2019

Elezioni anticipate in Israele

A un mese dall’insediamento della nuova Knesset ‒ il Parlamento israeliano –, a seguito delle elezioni tenutesi il 9 aprile scorso, una maggioranza di 75 su 120 deputati ha votato per il suo scioglimento giovedì 30 maggio, annunciando il ricorso a elezioni anticipate da tenersi il 17 settembre, a soli cinque mesi dalla precedente tornata elettorale. Il provvedimento, senza precedenti nella storia di Israele, è stato preso poiché Benjamin Netanyahu, primo ministro incaricato, non è riuscito a trovare un accordo con i suoi alleati e a formare un nuovo governo, nonostante settimane di trattative. È stato lo stesso Likud, il partito del premier uscente, a prendere l’iniziativa e a proporre lo scioglimento della Knesset, per evitare che il presidente Reuven Rivlin affidasse un nuovo incarico o a un altro deputato di destra o a un rappresentate dell’opposizione di centrosinistra guidata da Benny Gantz, leader di Kahol Lavan (Blu e Bianco). L’ostacolo insormontabile che ha determinato il fallimento di Netanyahu è stato il contrasto rispetto a una proposta di legge che introduce la leva obbligatoria anche per i giovani ultraortodossi, finora esentati, fortemente avversata dai partiti religiosi e posta invece come condizione necessaria da Avigdor Lieberman, leader del partito conservatore laico Yisrael Beitenu.

 

Immagine: Benjamin Netanyahu a Sochi, Russia (23 agosto 2017). Crediti: President of Russia  (http://en.kremlin.ru/events/president/news/55399/photos/49937). Creative Commons Attribution 4.0

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