20 settembre 2019

Iran, rimosso il divieto di andare allo stadio per le donne

Il ministro dello Sport iraniano, Masoud Soltanifar ha annunciato che sono state prese tutte le misure necessarie perché le donne possano entrare negli stadi, ponendo di fatto fine al divieto che impediva loro di presenziare alle partite di calcio maschili, imposto poco dopo la rivoluzione islamica del 1979; la norma mirava a evitare che le donne avessero contatti con uomini non appartenenti alla famiglia e che avessero l’opportunità di vedere uomini in abbigliamento non consono. Per il momento la rimozione del divieto riguarderà però soltanto le partite della Nazionale e, dunque, il match che segnerà la prima tappa di quello che ‒ ci si augura ‒ sarà un processo di completa liberalizzazione; esso avrà luogo il 10 ottobre, quando la Nazionale maschile iraniana incontrerà la Cambogia nella partita di qualificazione per il Mondiale del 2022 in Qatar, nello stadio Azadi di Teheran nel quale, come dichiarato dal ministro, sono stati predisposti ingressi, settori e bagni separati. Le autorità iraniane hanno infine ceduto alle forti pressioni a livello internazionale e al fermo appello del presidente della FIFA Gianni Infantino che aveva definito ormai inaccettabile la situazione, dopo che la Federazione stessa aveva minacciato l’esclusione dell’Iran dalle competizioni internazionali.

La questione è ritornata drammaticamente alla ribalta per via della recente vicenda di Seher Khodayari, tifosa della squadra dell’Esteghlal, che si è suicidata il 9 settembre scorso dandosi fuoco dopo aver saputo di essere stata condannata a sei mesi di carcere per oltraggio al pudore; la donna, 29 anni, aveva cercato di introdursi in uno stadio mascherata da uomo per poi scattarsi foto da diffondere, una forma di ribellione già altre volte messa in atto dalle attiviste iraniane. Il tragico episodio è stato preso come esempio dalla deputata Parvaneh Salahshouri per mettere in luce le pesanti discriminazioni di cui sono ancora oggetto le donne iraniane.

 

Crediti immagine: Creative Commons Zero - CC0, attraverso www.peakpx.com

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