13 febbraio 2019

L’Unione Africana propone un piano per uscire dall’emergenza libica

All’apertura del trentaduesimo summit dell’Unione Africana riunito il 10 febbraio a Addis Abeba,  Abd al-Fattah al-Sisi ha assunto la presidenza dell’organismo, succedendo al ruandese Paul Kagame. La nomina ha suscitato perplessità a causa delle ricorrenti accuse rivolte dalle organizzazioni umanitarie al presidente egiziano per il mancato rispetto dei diritti civili e per la repressione del dissenso; il mandato di al-Sisi avrà la durata di un anno e al centro della sua azione ci saranno soprattutto la cooperazione economica in attuazione dell’accordo di libero scambio, lo sviluppo dell’occupazione giovanile e il contrasto al terrorismo. Molti osservatori ipotizzano che il nuovo ruolo di al-Sisi avrà ripercussioni importanti sul dossier libico, poiché il presidente egiziano è un importante alleato del generale Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruch, appoggiato anche dalla Francia. Il peso di Haftar è comunque in crescita perché sembra coronata da successo la missione dell’Esercito nazionale libico, da lui guidato, nel Fezzan, dove ha assunto il controllo dell’importante giacimento di Al-Sharara, che rappresenta circa un terzo dell’intera produzione petrolifera libica. Martedì 12 febbraio l’Unione Africana ha presentato in effetti un suo progetto per porre fine all’instabilità della Libia. Un documento approvato prevede una conferenza globale di riconciliazione nazionale nella prima metà di luglio, con il coinvolgimento dell’Unione Africana e dell’ONU, come passaggio necessario per svolgere in modo corretto elezioni parlamentari e presidenziali a ottobre. Su questo obiettivo condiviso, dovrebbero convergere le attenzioni degli attori locali e della comunità internazionale.

 

Crediti immagine: President of Russia  (http://en.kremlin.ru/events/president/news/50181/photos/41429), Creative Commons Attribution 4.0 International

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