6 marzo 2019

La paura delle multinazionali per una Brexit senza accordo

La fuga di grandi aziende multinazionali dalla Gran Bretagna crea preoccupazioni sull’impatto complessivo di una Brexit senza accordo. BMW e Toyota stanno mettendo in discussione le loro produzioni in Gran Bretagna; un segnale importante anche perché segue il ritiro già annunciato di Nissan e Honda. Peter Schwarzenbauer, membro del consiglio di amministrazione della BMW non ha escluso scelte radicali, alludendo in particolare al rischio di chiusura per la produzione delle Mini nell’Oxfordshire. La decisione di Honda di chiudere lo stabilimento di Swindon, l’unico impianto di produzione che possiede in Europa, mettendo in pericolo 3500 posti di lavoro, segue quella di Nissan di cancellare il progetto di costruire un nuovo modello di Suv X-Trail negli stabilimenti di Sunderland, nel Nord-Est dell’Inghilterra. Anche se non si fanno riferimenti espliciti alla Brexit, sulle decisioni dei produttori nipponici pesa la firma del trattato di libero scambio (EPA, Economic Partnership Agreement) tra il Giappone e l’Unione Europea, che a partire dal 2027 di fatto azzererà le tariffe del 10% sulle vetture nipponiche. A rischio anche la presenza di Ford, il cui ritiro peserebbe fortemente sull’occupazione. Gli scenari si presentano quindi preoccupanti, in particolare per il settore dell’auto; nel Regno Unito i sostenitori della Brexit sottolineano come prima del referendum erano state fatte previsioni catastrofiche sull’immediato futuro economico della Gran Bretagna che invece ha dimostrato finora una buona tenuta. L’avvicinarsi del fatidico 29 marzo in assenza di un accordo con Bruxelles sta creando nuove preoccupazioni, perché i margini di manovra si fanno ogni giorno più stretti e le aziende iniziano a rivedere i loro piani in assenza di garanzie.  

 

Crediti: Mixabest [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], attraverso Wikimedia Commons

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