26 giugno 2019

La tragedia dell’‘apartheid climatico’ secondo l’ONU

Centoventi milioni di persone in povertà in più entro il prossimo decennio e un vero e proprio apartheid climatico. È questo lo scenario catastrofico prefigurato da Philip Alston, relatore speciale dell’ONU sull’estrema povertà e i diritti umani, in un rapporto che sarà presentato ufficialmente venerdì a Ginevra, un nuovo monito sulle conseguenze sociali del cambiamento climatico e sulla diffusa sottovalutazione del fenomeno. Paradossalmente, mentre le popolazioni più povere sono responsabili solo in minima parte delle emissioni globali, saranno proprio loro a pagare le conseguenze più drammatiche del cambiamento climatico; nel mondo sarà sempre più profonda la divisione tra coloro che avranno le risorse economiche per proteggersi dal riscaldamento globale e dai conflitti e coloro che dovranno farsene carico senza altra alternativa che tentare una migrazione dagli esiti incerti, data la sempre più incline tendenza ad alzare barriere per conservare i privilegi. Il cambiamento climatico e la sottovalutazione delle sue conseguenze rischiano di vanificare i progressi fatti negli ultimi cinquant’anni rispetto allo sviluppo, alla salute globale e alla diminuzione della povertà, mettendo a rischio gli stessi diritti umani, a partire dal diritto alla vita, al cibo, all’acqua. Nonostante questo la maggior parte degli Stati continua ad avere un atteggiamento miope e disattende sistematicamente gli obiettivi posti per il contenimento dei fenomeni climatici, senza mostrare la minima consapevolezza del fatto che si è giunti a un punto di non ritorno.

 

Crediti immagine: Jeanajean [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons

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