24 luglio 2019

Morto Li Peng, primo ministro all’epoca di Tienanmen

Lunedì 22 luglio è morto a 90 anni Li Peng, ex primo ministro della Cina dal 1987 al 1998. Nato nell’ottobre del 1928 a Chengdu nella provincia meridionale del Sichuan, figlio di un rivoluzionario morto nella guerra contro i nazionalisti, aveva goduto della protezione di Zhou Enlai; dopo gli studi in Unione Sovietica Li aveva iniziato ad avere un ruolo attivo in politica alla fine degli anni Settanta, fino ad arrivare alla carica di premier, e in questa veste si trovò a fronteggiare nel 1989 la rivolta di piazza Tienanmen, la più grande manifestazione di protesta verificatasi nella storia della Cina comunista, che aveva preso il via in aprile. Dopo un incontro privo di esiti con i leader della protesta studentesca, Li dichiarò il 20 maggio la legge marziale, senza tenere in considerazione i tentativi del più moderato segretario del partito Zhao Ziyang, che era contrario all’uso della forza; fu lui a ordinare all’esercito di entrare a piazza Tienanmen con i carri armati all’alba del 4 giugno, dando inizio a un massacro il cui numero di vittime è rimasto incerto. La sua immagine è rimasta sempre legata a questo drammatico episodio, per il quale è stato poi soprannominato dai media internazionali ‘il macellaio di Pechino’. Ma è indubbio che i duri provvedimenti repressivi, che Li definì ‘misure necessarie’ per contrastare un movimento controrivoluzionario, seguivano le indicazioni del leader Deng Xiaoping e della maggioranza della direzione del Partito comunista cinese. Del resto la dirigenza cinese ancora oggi non sembra propensa a riconsiderare criticamente la vicenda di piazza Tienanmen.

 

Immagine: Da sinistra, Klaus Schwab e Li Peng al World Economic Forum Annual Meeting 1992. Crediti: World Economic Forum from Cologny, Switzerland [CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], attraverso Wikimedia Commons

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