10 giugno 2019

Manifestazioni a Hong Kong contro la legge sull’estradizione

Circa un milione di persone sono scese in piazza domenica 9 giugno a Hong Kong per protestare contro un progetto di legge sull’estradizione, che dovrebbe essere approvato entro pochi giorni e che metterebbe a rischio alcune prerogative che l’isola mantiene, secondo il principio ‘una nazione, due sistemi’, e l’indipendenza del sistema giudiziario. La legge attualmente in vigore consente alle autorità di Hong Kong di consegnare criminali o fuggitivi solo dopo l’esame e l’approvazione degli organi legislativi preposti; il nuovo emendamento conferirebbe direttamente al governatore dell’isola – attualmente Carrie Lam, sostenuta da Pechino ‒ il potere decisionale rispetto all’estradizione anche verso la Cina continentale, Taiwan, Macao e altri Paesi con i quali non sono in vigore specifici trattati di estradizione. L’amministrazione di Hong Kong ha affermato che saranno esclusi dall’emendamento i crimini riguardanti etnia, nazionalità, opinioni politiche e religiose, ma il movimento di protesta ritiene che la nuova legge consentirebbe ulteriori ingerenze politiche da parte della Cina continentale e renderebbe più facile perseguire i reati di opinione, esponendo gli accusati a un sistema giudiziario privo di garanzie e non equo. Le proteste si sono concluse a tarda notte con violenti scontri con la polizia, quando i dimostranti hanno forzato le recinzioni intorno al Parlamento di Hong Kong cercando di entrare e sono stati respinti con manganelli lacrimogeni e spray urticanti.

 

Immagine: Mong Kok ad Hong Kong (23 novembre 2014). Crediti: Bernard Spragg. NZ. [Public Domain Mark 1.0], attraverso www.flickr.com

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