2 ottobre 2019

Misure di emergenza in Grecia per il contenimento dei migranti

La Grecia in difficoltà nella gestione dei flussi migratori ha deciso di adottare misure di emergenza a seguito dell’incidente nel campo di Moria, nell’isola di Lesbo che ha drammaticamente richiamato all’attenzione internazionale la gravissima situazione in cui versano le strutture di accoglienza greche. Il 29 settembre sono infatti morti una donna e un bambino in un incendio, in un primo tempo ritenuto doloso, ma in realtà a quanto sembra dovuto a un corto circuito di un cavo elettrico sul tetto di un container usato come abitazione. A Moria vivono circa 13.000 persone in una struttura prevista per accoglierne al massimo 3.500, una situazione di sovraffollamento ormai fuori controllo che accomuna tutti i campi per i migranti presenti nel Paese; a Lesbo, Chios, Samos, Leros e Kos si registra un numero di presenze superiore a 20.000 in situazioni con una capacità prevista di 6.300 posti, mentre altri 4.000 migranti circa hanno trovato sistemazione in campi quasi improvvisati e in abitazioni private.

Dopo una riunione di emergenza del Consiglio dei ministri convocata il 30 settembre, il governo guidato dal premier conservatore Kyriakos Mitsotakis ha deciso di avviare il rimpatrio in Turchia di un numero consistente di migranti, che entro il 2020 dovrebbe riguardare circa 10.000 persone, segnando quindi un deciso cambio di rotta rispetto al precedente governo di Syriza, durante il quale ci sono stati 1.800 rimpatri circa nel corso di quattro anni. Saranno inoltre rafforzati i controlli alle frontiere e i pattugliamenti in mare, create strutture speciali per i migranti giunti illegalmente la cui domanda di asilo non è stata accolta, in attesa di rimpatriarli, e redistribuito in modo più equilibrato il carico di persone anche nei campi dell’entroterra.

 

Immagine:  Migranti afghani in Grecia prima di una protesta (giugno 2017). Crediti: Javedar [CC0], attraverso Wikimedia Commons

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