8 marzo 2019

Nicaragua, prove di dialogo con la mediazione della Chiesa

La Chiesa cattolica e quella evangelica faranno da garanti del dialogo tra governo e opposizione avviato in Nicaragua, per risolvere la drammatica crisi politica ed economica che sta attraversando il Paese da ormai quasi un anno e che ha causato centinaia di morti, feriti e arresti. Un ruolo importante sarà giocato dall’arcivescovo di Managua e presidente della Conferenza episcopale nicaraguense cardinale Leopoldo Brenes, che gode della fiducia dei movimenti di protesta; oltre a lui saranno presenti il nunzio apostolico a Managua, Waldemar Sommertag, e il pastore evangelico Ulises Rivera. La Chiesa evangelica è però sentita dall’opposizione più distante, per via del poco coinvolgimento dimostrato dai suoi rappresentati nel corso delle proteste più cruente; i sacerdoti cattolici hanno invece sempre avuto un ruolo molto più attivo, aprendo le porte delle chiese ai manifestanti in fuga e ai feriti, e adoperandosi per evitare numerosi arresti.  Un primo tavolo di trattative era stato avviato nel giugno scorso, ma i rappresentanti della Chiesa si erano ritirati dopo alcuni giorni perché mancavano le condizioni necessarie per svolgere una mediazione; il successivo tavolo di trattative è stato avviato il 27 febbraio, e con il formale invito ai rappresentanti della Chiesa cattolica ed evangelica, prende il via la road map concordata che prevede incontri quasi quotidiani tra il governo e l’Alleanza civica di opposizione per la giustizia e la democrazia, al fine di raggiungere un accordo di pacificazione e una soluzione politica dei conflitti entro il 28 marzo.

 

Immagine: Daniel Ortega (20 dicembre 2016). Crediti: Presidencia El Salvador. CC0 1.0 Universal (CC0 1.0) Public Domain Dedication, attraverso www.flickr.com

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