17 gennaio 2019

Nuove persecuzioni contro gli omosessuali in Cecenia

Dalla fine di dicembre 2018 è in atto in Cecenia una nuova ondata di persecuzioni nei confronti degli omosessuali che registra già un bilancio drammatico di almeno due persone torturate a morte e circa quaranta arresti; la denuncia arriva attraverso il giornale di opposizione Novaya Gazeta e il Russian LGBT Network, una ONG fondata nel 2006 con sede a San Pietroburgo che si batte per i diritti delle minoranze sessuali, per bocca del suo presidente Igor Kochetkov. Difficile definire con esattezza il numero dei fermati, che sono stati portati in un carcere ad Argun, privati dei documenti, sottoposti a violenze e minacce, anche nei confronti dei loro familiari, e costretti a firmare formulari in bianco. Nel Paese è in corso una mobilitazione per favorire l’espatrio delle persone a rischio nell’ambito della comunità LGBT, ancora sotto shock per il vero e proprio pogrom contro gli omosessuali messo in atto nel 2017, quando oltre cento persone furono arrestate e torturate, suscitando unanime riprovazione a livello internazionale. Il leader ultraconservatore Ramzan Kadyrov, presidente della Repubblica della federazione russa della Cecenia e spalleggiato dal Cremlino, continua a respingere qualsiasi accusa di soprusi nei confronti degli omosessuali, negando che siano in corso detenzioni legate all’orientamento sessuale. Kadyrov ha del resto in più occasioni definito del tutto infondate e inconsistenti questo tipo di accuse in quanto “non esistono” persone di questo tipo in Cecenia.

 

Crediti immagine: Илья Астахов [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons

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