11 giugno 2019

Strage di civili in Mali: si inasprisce il conflitto interetnico

In Mali una nuova strage ha colpito civili inermi nella notte fra domenica 9 e lunedì 10 a Sobane-Kou, un villaggio dell’area centrale del Paese, nella regione di Mopti, non lontano dalla città di Sangha: un gruppo armato ha attacco il villaggio incendiandolo e uccidendo tutti quelli che provavano a fuggire dalle abitazioni in fiamme. Il bilancio provvisorio del massacro è di 95 morti, ma potrebbe essere destinato ad aumentare perché molte persone mancano all’appello e i corpi delle persone uccise sono stati bruciati. Le vittime sono tutti civili e appartengono all’etnia dogon. A causa di alcune testimonianze e della rivalità storica che li oppone ai Dogon, sedentari che si dedicano all’agricoltura e alla caccia, la responsabilità è stata attribuita all’etnia dei Fulani, una popolazione nomade che vive di allevamento e pastorizia. L’attacco potrebbe essere una risposta alla strage del 23 marzo nei villaggi di Ogossagou e Welingara, quando 160 civili appartenenti all’etnia fulani furono arsi vivi nelle loro abitazioni; in quella occasione la responsabilità venne attribuita da molti alle milizie di autodifesa dei Dogon, in particolare a Dan Na Ambassagou, un’organizzazione messa fuorilegge, ma probabilmente ancora attiva. I conflitti tra le etnie sono alimentati dai processi di desertificazione, che rendono più aspra la lotta per l’accesso alle risorse naturali e dalle influenze del fondamentalismo islamico, probabilmente a sua volta favorito dalle contrapposizioni che dilaniano il Nord Africa e il mondo arabo.

 

Immagine: Douentza, Mali (22 febbraio 2010). Crediti: Mary Newcombe [Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)], attraverso www.flickr.com

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