23 settembre 2019

Tagli agli aiuti USA all’Afghanistan a causa della diffusa corruzione

A causa del fenomeno endemico della corruzione, gli Stati Uniti hanno tagliato i finanziamenti destinati all’Afghanistan per più di 160 milioni di dollari. Lo ha dichiarato il segretario di Stato Mike Pompeo giovedì 19 settembre, accusando le autorità afghane di non essere affidabili, in mancanza di un chiaro impegno contro la corruzione. Erano destinati allo sviluppo energetico del Paese 100 milioni di dollari e 60 a migliorare l’efficacia nella gestione degli appalti. È possibile che gli Stati Uniti decidano di finanziare direttamente queste attività, senza la mediazione del governo afghano; la decisione statunitense comunque non aiuta la campagna elettorale di Ashraf Ghani, l’attuale presidente. Del resto il voto per le presidenziali, previsto per il 28 settembre, non suscita troppe aspettative tra i cittadini; i Talebani boicottano la consultazione e hanno compiuto attentati contro i comizi e le iniziative elettorali. L’interesse dell’opinione pubblica è stato rivolto più verso le trattative di pace tra i fondamentalisti e gli Stati Uniti che alle prerogative dei diciotto candidati. Dopo la rottura del negoziato tra Stati Uniti e Talebani, la sua situazione nel Paese appare piena di incertezza e di tensioni, senza che si intraveda una soluzione del conflitto armato in tempi brevi.  Da un lato, le elezioni riacquistano importanza perché il governo ad interim che sarebbe scaturito dall’accordo è in questo momento lontano e probabilmente i prossimi equilibri politici saranno quelli sanciti dalle urne; si tratta però di una situazione fragile se la guerra civile prosegue e il governo non riesce a controllare il territorio, ad esclusione della capitale. Ci sono notevoli pressioni perché il dialogo tra Stati Uniti e fondamentalisti riprenda: è intervenuto in questa direzione anche l’ex presidente afghano Hamid Karzai che ha esortato gli Stati Uniti a riattivare i negoziati, i Talebani a cessare ogni azione ostile che coinvolga civili e la comunità internazionale a sostenere una soluzione politica. In questa direzione, va iscritto anche l’incontro a Pechino di una delegazione talebana con le autorità cinesi; nove esponenti del movimento si sono incontrati domenica 22 con Deng Xijun, il rappresentante speciale cinese per l’Afghanistan. Mentre la diplomazia cerca spiragli per una soluzione negoziale, la situazione nel Paese resta drammatica. I civili sono coinvolti dagli attentati dei fondamentalisti, ma anche dagli ‘effetti collaterali’ dei droni americani, che hanno causato giovedì 19 settembre nella provincia di Nangarhar trenta morti, in gran parte raccoglitori di frutta.

 

Immagine: Ashraf Ghani (5 luglio 2011). Crediti: US Embassy Kabul Afghanistan [Attribution-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-ND 2.0)], attraverso www.flickr.com

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