24 aprile 2019

Un nuovo governo per il Mali

Boubou Cissé, un tecnico di etnia Fulani, estraneo ai partiti, per tre anni ministro delle Finanze nel governo dimissionario, è stato incaricato dal presidente Ibrahim Boubacar Keïta di formare un “ampio governo” che sia in grado di porre fine ai violenti conflitti che lacerano il Mali. Il governo di Soumeylou Boubèye Maïga aveva dato le dimissioni giovedì 18 aprile dopo numerose contestazioni per la sua incapacità di fermare la violenza; nella capitale Bamako un’imponente manifestazione promossa da leader religiosi aveva chiesto la fine degli scontri tra comunità, le dimissioni del governo e messo in discussione il ruolo della Francia e della missione ONU. La crisi politica è stata innescata dalla strage di Ogossagou del 23 marzo, quando 160 persone di etnia Fulani sono state massacrate durante uno scontro interetnico con i Dogon. In seguito a questo massacro, il governo ha sciolto l’organizzazione di autodifesa dei Dogon Dan Nan Ambassagou e ha cambiato i vertici militari del Paese, ma le proteste hanno messo in discussione anche l’assetto politico. La scelta di Boubou Cissé è finalizzata a riaprire il dialogo tra le diverse componenti della società per porre fine alle violenze. Il Mali è attraversato da tensioni separatiste, dall’insorgenza del fondamentalismo islamico, da conflitti aspri tra le comunità che secondo molti osservatori sono incrementati dai cambiamenti climatici e dalla desertificazione che hanno reso drammatica la contesa per l’utilizzo delle ridotte risorse idriche, soprattutto fra comunità dedite alla pastorizia come i Fulani e comunità tradizionalmente agricole come i Dogon.  

 

Immagine:  Ibrahim Boubacar Keïta. Crediti: katz / Shutterstock.com

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