13 marzo 2018

150 anni di salute degli italiani

Gli italiani hanno tra le aspettative di vita più alte in Europa e uno stile di vita sufficientemente buono, che sta nel tempo gradualmente migliorando per alcuni aspetti, meno per altri. Con un’aspettativa di vita media alla nascita di 85 anni per le donne e 80,6 per gli uomini, siamo infatti al secondo posto dopo la Spagna. Ma come è noto, non è sempre stato così. Nell’ultimo secolo e mezzo circa, infatti, secondo quanto riportano i dati Istat (L'Italia in 150 anni, 2011), la condizione della nostra salute si è completamente rivoluzionata, migliorando nel complesso in modo radicale, sia grazie al migliore tenore di vita, sia per i progressi della medicina.

Nel 1863, l’età mediana di morte da cinque anni in poi – ossia, escludendo le morti infantili entro il quinto anno di vita, che erano numerosissime – era per gli uomini di 48,7 e per le donne di 50,1, nel 1963 di 70,1 per gli uomini e 74,9 per le donne, nel 2003 77,1 e 83,6.

La mortalità infantile anche, attualmente, è tra le più basse d’Europa, un dato che registra ancora invece sensibili differenze tra un Paese e l’altro anche nel nostro continente: Slovenia e Finlandia, con 2 decessi nel primo anno di vita per 1000 nati vivi nel 2016, sono tra le realtà più virtuose (l’Italia 2,8), mentre Romania e Bulgaria, con rispettivamente 7,6 e 6,6 morti ogni 1000 nati vivi, sono le più critiche. Sicuramente il dato della mortalità infantile è uno dei più significativi dello stato di benessere e salute di un Paese. Nel 1863 di 760.182 morti, oltre 374.000 in Italia riguardavano bambini tra gli 0 e i 4 anni, nel 1963 su 516.377 morti i bambini erano 19.632 e nel 2003 erano circa 2450 su 588.000 morti. Più in particolare il tasso di mortalità infantile è sceso dal 1990 al 2007 da 8,15 a 3,34.

Per quanto riguarda gli aborti spontanei, i dati forniti dall’Istat partono dal 1956, anno in cui ve ne furono 134,49 su 1000 nati vivi, mentre nel 2006 furono 122,26; per quanto concerne invece le interruzioni volontarie, di cui si forniscono ovviamente i dati successivi all’introduzione della legge 194/1978, è importante notare, dopo un breve periodo (1980-83) di crescita numerica, il graduale e costante calo: da 207.644 del 1980 a 125.116 del 2007.

Anche le cause di morte si sono modificate negli anni. Nel 1887 il tasso di morte su 100.000 abitanti per malattie infettive e parassitarie era 789,9 (il picco si raggiunse ovviamente durante l’influenza spagnola nel 1918, con un tasso del 1129,9), per tumori 58,1, per malattie del sistema circolatorio 152,9, per malattie dell’apparato respiratorio 515,2; nel 2007, il tasso per malattie infettive e parassitarie era di 13,2, per tumori di 288,2, per le malattie circolatorie di 375,8 e per le malattie respiratorie 63,5. Le malattie croniche che, dagli anni Ottanta ai primi Duemila, sono aumentate sono il diabete (quasi raddoppiato), l’ipertensione (più che raddoppiata) e le allergie (più che triplicate); sono invece diminuite quelle del cuore, le artrosi e diverse malattie respiratorie.

Gli stili di vita, dagli anni Ottanta a oggi, sono migliorati sotto alcuni aspetti (i fumatori sono passati da oltre il 34% del 1980 al 23% del 2009) e peggiorati per altri (i consumatori di alcol sono passati dal 38% del 1983 al 47,2 del 2009), mentre sono cresciute le persone sovrappeso, anche se l’Italia, in Europa, è il Paese che soffre meno di tale problema, benché sussistano grandi differenze a seconda del livello sociale e culturale.

Infine, uno sguardo alle strutture di cura e degenza: i posti letto per 1000 abitanti nel 1954 erano 7, nel 2006 4; ma nel 1954 il tasso per 1000 abitanti del personale sanitario era di 1,53, nel 2006 di 10,77, e, mentre le giornate di degenza per 1000 abitanti sono passate nello stesso periodo da 36 a 8, il tasso di ospedalizzazione è assai cresciuto: da 57,60 per 1000 abitanti nel 1956 a 143,05 nel 2006.


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