16 febbraio 2017

A letto dopo Carosello

Un imperativo categorico che molti di noi hanno sentito centinaia di volte, un ordine che non ammetteva deroghe per milioni di bambini tra la fine degli anni ’50 e la metà degli anni ’70. Sulle note della sigla finale mestamente si andava a dormire, la giornata si concludeva così.

Era il lontano 1957 quando la Rai diede inizio alla programmazione di uno dei format più famosi e popolari di sempre. La televisione era ancora agli albori, le prime trasmissioni in bianco e nero erano cominciate solo tre anni prima, ma il loro successo stava aumentando in modo esponenziale. Inizialmente la Rai derivava i suoi unici introiti dal canone degli abbonati il cui numero era ancora assai ridotto a quei tempi. Fu allora che i dirigenti della nostra televisione di Stato intravidero la possibilità della vendita di spazi pubblicitari. La nascita di Carosello si deve a una felice intuizione del regista Luciano Emmer. L’idea fu quella di far passare la “reclame” come momento di svago, utilizzando la commedia e l’avanspettacolo, generi in cui l’Italia era maestra. 

Dal debutto, domenica 3 febbraio 1957, la vita degli italiani non fu più la stessa, le nostre abitudini cambiarono, l’appuntamento fisso davanti alla televisione era alle 20.50 dopo il telegiornale (solo negli anni ’70 venne spostato alle 20.30). Il successo fu immediato e travolgente, in qualche modo anche inatteso.

Partecipare e accostare il proprio nome a quello di Carosello risultò molto accattivante per tutti i più grandi personaggi dello spettacolo del tempo. Registi del calibro di Ermanno Olmi, Gillo Pontecorvo, Pupi Avati, Lina Wertmüller, Sergio Leone e Federico Fellini; tra gli attori, i cantanti e i presentatori ricordiamo: Mike Bongiorno, Ugo Tognazzi, Domenico Modugno, Nino Manfredi, Raffaella Carrà, Ernesto Calindri, Franca Valeri, Nino Castelnuovo e Corrado Mantoni. Per non parlare dei disegnatori che per Carosello crearono appositamente pupazzi animati e cartoni che hanno fatto la storia, rimanendo nell’immaginario collettivo dei grandi e dei bambini; basti ricordare Topo Gigio, Carmencita e Caballero, il Gigante buono e Jo Condor e infine Calimero, il simpaticissimo pulcino piccolo e nero.

La popolarità raggiunta dal programma fu tale che esso cominciò  a dettare criteri di comportamento e modelli che la società italiana, in pieno boom economico, fece propri anche nel linguaggio quotidiano: “…basta la parola”, “…contro il logorio della vita moderna”, “…Gigante pensaci tu”.

Nei suoi 20 anni di programmazione andarono in onda 7.261 puntate, con più di 30.000 scenette e un seguito che all’apice del suo successo arrivò a 19.000.000 di telespettatori. Il 1° gennaio 1977 si chiuse per l’ultima volta il sipario e andò in onda l’ultima puntata, dove nel primo dei cinque sketch Raffaella Carrà, pubblicizzando una famosa marca di brandy, diede l’addio al programma ringraziando il pubblico che per tanti anni lo aveva seguito.

 


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