13 luglio 2015

A scuola non solo Sofocle, più educazione civica

Tra venerdì e sabato della settimana passata sono stato a Siena per impegni di lavoro, come mi capita spesso da qualche tempo a questa parte. Quando viaggio da solo mi piace farmi fare compagnia dall’autoradio, che di solito utilizzo per ascoltare, o riascoltare, musica: a volte proprio la musica della quale mi capita poi di scrivere per queste colonne. Questa volta è andata un po’ diversamente. Le sei ore che ho passate in macchina tra il viaggio d’andata e quello di ritorno mi hanno fatto riflettere su una cosa che avevo, chissà come, almeno in parte dimenticato, ovvero sullo straordinario valore di testimonianza, di informazione autentica, che da decenni svolge nel nostro paese Radio Radicale. Radio Radicale è il contrario del giornalismo d'opinione di risulta. Non che non si esprimano opinioni, a Radio Radicale: tutt’altro. Ma lo si fa sulla base di fatti documentati in ogni dettaglio: con una competenza, con una consapevolezza, con una lucidità, che oggi sono letteralmente introvabili altrove. Venerdì mattina mi sono goduto la lunga rassegna stampa di Massimo Bordin, che mi ha accompagnato da Orte a Siena: completa, equilibrata, attenta, precisa, spesso arguta. Sabato mattina invece, al ritorno, nel giorno in cui cadeva il ventennale del massacro di Srebrenica, un memorabile speciale a cura di Roberto Spagnoli, 'Passaggio a Sud-Est. 1995-2015: Srebrenica 20 anni dopo': testimonianze audio di ogni sorta, in più lingue; una guida all'ascolto sobria e informatissima; i fatti, nudi e crudi, presentati all’attenzione e alla riflessione del radioascoltatore. Un promemoria letteralmente formidabile. Ho ascoltato con emozione, ad esempio, l’audio integrale della relazione resa a Spalato da Emma Bonino, allora commissario europeo per le questioni umanitarie, di ritorno da Tuzla, il 16 gennaio 1995: la prima, tempestiva, isolatissima, dichiarazione pubblica a fare riferimento, oltre che alla drammatica sorte dei profughi e dei rifugiati, a quella delle migliaia di persone che in quei giorni risultavano sparite nel nulla. Impressionanti gli estratti audio del violento scambio intercorso alla vigilia della strage tra Ratko Mladić e gli uomini di Tom Kerremans, comandante del contingente di caschi blu olandesi incaricati, nel luglio del 1995, della difesa di Srebrenica. Ricca di spunti la lunga intervista a Philippe Morillon, il generale francese che tra il 1992 e il 1993 fu a capo delle forze ONU in Bosnia orientale, riuscendo, all’epoca, a garantire a Srebrenica ciò che non furono in grado di garantirle le forze di sicurezza olandesi due anni dopo, a dispetto delle plurime risoluzioni ONU della primavera e dell’estate del 1993. E potrei continuare.

Rientrato a casa, ho visitato subito il sito di Radio Radicale, come non facevo da tempo, ritrovandolo ancora più ricco e denso di come lo ricordavo. Una visita, quella al sito di Radio Radicale, che mi ha reso di nuovo consapevole di una cosa che ho sempre saputo, e che andava però anch’essa rinfrescata: qualunque cosa si voglia pensare del tragitto da loro compiuto nella vicenda storica e politica dell’Italia repubblicana, i radicali, in questo nostro sciagurato paese, sono tra i pochissimi che hanno fatto, e fanno tuttora, politica conoscendo a menadito il funzionamento delle istituzioni, a cominciare dal Parlamento. Materia spinosa, difficile, epperò vitale, perché le istituzioni sono tutto: i radicali, va loro riconosciuto, lo hanno sempre saputo, mettendo per conseguenza a disposizione dei cittadini volenterosi ogni possibile informazione. Come non mi riesce più di digerire il giornalismo d’opinione, spesso strumentale a fini poco perspicui, più spesso ancora, forse, semplicemente disinformato, non posso più tollerare le indecenti sgrammaticature che accompagnano, sui giornali come per radio o alla tv, l'iter dei lavori parlamentari.

Chi pensi che si tratti di un dettaglio si sbaglia di grosso. Sulla riforma della scuola appena varata dal governo in carica ho le mie idee, come tutti: idee che, però, non ho alcuna intenzione di argomentare qui, non essendo questa la sede adatta né ritenendo io rilevanti in alcun modo le mie opinioni sulla riforma in questione. Mettiamola così, allora: la scuola che vorrei è una scuola che prevedesse un numero congruo di ore dedicate a quella che un tempo si chiamava educazione civica. Ore dedicate alla ricostruzione minuziosa, informata, dettagliata, delle attività di Parlamento e Governo: giorno dopo giorno. Con, a monte, un numero di ore altrettanto congruo dedicato alla divulgazione seria e consapevole delle regole: come funzionano le istituzioni, dalla a alla zeta. Una scuola così formerebbe cittadini consapevoli, il che, in democrazia, è altrettanto importante che formare studenti colti e maturi. Lo scrivo, da grecista, pensando al cialtronesco, incompetente baccano mediatico montato, in queste ultime settimane, intorno al drammatico caso greco: scomodando, ad esempio, del tutto impropriamente, a destra e a manca, Pericle, Sofocle, Euripide e compagnia cantando. Se ne è detto abbastanza perché debba tornare a dirne io qui. Mi limito allora a quanto segue: formare studenti che non siano anche cittadini consapevoli significa, tra molto altro, esporsi ai rischi mortali insiti nel classicismo metastorico. Il classicismo attualizzante, da un lato; l’umanesimo bolso e cieco dall’altro. La storia dovrebbe averlo insegnato: a tutti, compresi, tra i primi, gli italiani, i tedeschi e gli stessi greci, che nella loro storia recente dovrebbero saper rintracciare, e richiamare prontamente alla memoria, i danni irreparabili prodotti da approcci distorti all’antico. Altro che Pericle e Sofocle: se non si è prima cittadini consapevoli e compiuti, leggere Pericle e Sofocle è pericoloso, e può far male.

 


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