05 ottobre 2017

Alla Milan Games Week trionfa l’Unione Sovietica

Qualora qualcuno nutrisse ancora dei dubbi circa la rilevanza e la salute dell’industria del videogioco in Italia, la scorsa edizione della Milan Games Week, tenutasi presso il polo fieristico di Milano Rho, ha decisamente dato una risposta forte e chiara, totalizzando non solo quasi 150.000 visitatori nei tre giorni della manifestazione (da venerdì 29 settembre a domenica 1 ottobre), ma mettendo in mostra le eccellenze della produzione italiana, che, con oltre 50 opere in prova libera, ha dimostrato di essere molto cresciuta e sempre più competitiva rispetto alle produzioni delle altre nazioni. Come dire, il divario rimane ma si riduce di anno in anno e questo è un ottimo segnale.

Tra i tanti videogiochi italiani visti e provati, tuttavia, ce n’è uno che ha decisamente svettato nella personalissima classifica di chi scrive, un titolo che, per intelligenza, finezza, stile grafico e genialità, ha saputo esprimere al massimo lo spirito indipendente e trasgressivo del gaming libero da qualsivoglia condizionamento di mercato o commerciale. Il suo nome? Laika 2.0, e curiosamente stiamo parlando di un titolo ambientato in piena guerra fredda, che ci vede vestire i panni di un addestratissimo agente segreto del KGB, al servizio dell’URSS. In effetti, l’espressione “vestire i panni” non è affatto appropriata, poiché il nostro alter ego digitale, in Laika 2.0, altri non è che uno scimpanzé, seconda generazione dell’esperimento nel quale i sovietici spedirono con lo Sputnik 2 il cane Laika nello spazio nel novembre 1957. Forte del suo pollice opponibile e di un’intelligenza decisamente umana, Laika 2.0 è protagonista di 10 missioni segrete, tutte estremamente avventurose, rischiose e ispirate a situazioni reali o quantomeno verosimili rispetto all’ambientazione storica del gioco. Questo espediente narrativo, che fa ampio uso di ironia e sdrammatizza un’epoca certamente difficile, permette ai giovanissimi ragazzi di Studio Albatros (Alessio Ambrosj, Alberto Arosio, Samuele Gaudio, Salvatore Liotta, Pietro Loreta, Luca Negri, Matteo Pozzi, Elisa Ragazzini e Carlo Raso), un team nato a Milano in ambito universitario nel POLIMI Game Collective, di ricordare con sensibilità e intelligenza un segmento delicato e rilevante della nostra storia contemporanea, peraltro già affrontato da alcuni antichi videogiochi come Missile Command (Atari, 1980) e Crisis in the Kremlin (Spectrum HoloByte/MicroProse, 1991).

Ma i pregi di Laika 2.0 non si limitano certamente alla scelta della trama o dell’ambientazione: il team autore dell’opera, infatti, ha saputo brillantemente coniugare uno stile grafico fortemente espressivo, originale e di impatto con una struttura di gioco accattivante e ottimamente strutturata. Ma vediamo di esaminare meglio questa piccola gemma del made in Italy videoludico.

Visivamente, Laika 2.0 è una rinfrescante gioia per gli occhi, presentandosi in una pixel art 8-bit di grande carattere, che usa colorazioni piatte, forti scelte cromatiche e sapienti ombre, presentando un protagonista, la scimmia Laika 2.0, dal grande carisma e dalla contagiosa simpatia. E se lo stile grafico ricorda vecchi classici del videogioco come Saboteur, le sequenze introduttive delle dieci missioni, come anche il trailer del gioco, omaggiano un capolavoro immortale come il primo X-COM: UFO Defense (in Italia noto come UFO: Enemy Unknown). Perfettamente in linea con questo minimalistico splendore visuale tutto genuinamente indie è il comparto sonoro, composto da effetti di impatto e musiche ipnotiche nella loro ritmata freneticità. Inutile dire, del resto, che le citazioni si sprecano, sia a livello auditivo che visivo, senza risparmiare precisi rimandi a capisaldi del gaming, come quando la scimmia comunica via radio, ovviamente a modo suo, con gli analisti sovietici che seguono la missione, un chiaro rimando all’agente Snake e ai suoi infiniti dialoghi via CODEC vissuti nei vari Metal Gear Solid firmati dal maestro nipponico Hideo Kojima.

È in termini di gioco, tuttavia, che Laika 2.0 esprime tutta la sua grandezza, oscillando senza mai sbagliare tra progressivo aumento della difficoltà, introduzione di nuove meccaniche e innalzamento dell’asticella della difficoltà: dopo il primo livello, che altro non è che un geniale tutorial che non ha nulla da invidiare a quello del primo Half-Life di Valve, il titolo italiano trascina con sé il giocatore in un viaggio sottilmente sadico ma mai esagerato nel mondo di piattaforme e ostacoli che caratterizza Laika 2.0. La scimmia può correre, accovacciarsi e saltare agilmente, restando aggrappata ai muri o ai soffitti. Non solo: potrete persino usare la vostra ghiandola pineale (niente meno!) per generare per 10 secondi una proiezione astrale del vostro corpo, utile per districarvi da alcune situazioni altrimenti inestricabili. Starà al giocatore dosare l’utilizzo di tutte le proprie abilità per superare i livelli, pieni di ostacoli, insidie e trabocchetti, tra muri mobili, gas, laser, agenti nemici e molte alte insidie. Sia chiaro: Laika 2.0, in sostanza una riproposizione contemporanea dei platform bidimensionali della vecchia scuola, non è in sé qualcosa di originale, ma lo diventa grazie alla mirabile alchimia di testo, ambientazione, cifra stilistica ed espedienti di gioco. In ultima analisi, è proprio questo che l’Italia del videogioco deve esprimere: capacità di lavorare attorno ai limiti (tecnici e di budget), irriverenza, coraggio e tanta personalità. E se questo “esperimento sovietico” dei tovarisch di Studio Albatros/Drink7 Studios può essere indicativo, credo che il futuro del gaming tricolore possa da oggi essere considerato ancor più luminoso.


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