27 maggio 2020

Ambiente

 

Un primo esempio di politiche per migliorare i rapporti tra ambiente e salute è la pianificazione territoriale. Il cambiamento climatico, ma soprattutto gli eventi estremi, stanno generando impatti sanitari di grande rilevanza. In particolare, gli effetti generati dalle ondate di calore e dai fenomeni delle isole di calore aumentano la concentrazione del calore nel tessuto urbano portando a differenziali di temperature tra il centro e la periferia anche di oltre 10° C. Gli effetti negativi del fenomeno riguardano soprattutto la salute umana, la qualità dell’aria e la domanda di energia.

Un secondo esempio dei rapporti tra ambiente e salute è l’alimentazione. Promuovere stili alimentari più vicini alla dieta mediterranea, e in particolare ridurre la produzione e il consumo di carne, aiuterebbe a prevenire molte malattie degenerative e anche infettive (zoonosi). L’agricoltura contribuisce almeno all’11% (secondo stime conservative) delle emissioni totali di gas serra di origine umana (5-5.8 gigatonnellate di CO2-equivalenti per anno), di cui la maggior parte si deve all’allevamento. Il gas serra principale emesso negli allevamenti è il metano, le cui emissioni sono largamente dovute agli animali ruminanti a causa della fermentazione nel rumine. Inoltre, il consumo di acqua associato alla produzione di carne è elevatissimo: una quota importante dell’acqua usata globalmente nella produzione di cibo riguarda infatti gli allevamenti. Benché la carne sia un’importante fonte di proteine e contenga diversi nutrienti essenziali (incluse vitamine e ferro), un elevato consumo di carne rossa contribuisce al carico di malattie croniche degenerative, in particolare cardiovascolari. Vi sono molte fonti alternative di proteine – come i legumi – la cui produzione è più rispettosa dell’ambiente e che potrebbero parzialmente sostituire la carne, portando al doppio beneficio di migliorare la salute e mitigare il cambiamento climatico.

 

Un altro settore in cui è possibile ottenere co-benefici è quello dei trasporti. Una politica di trasporto attivo (bicicletta, piedi, mezzi pubblici) ha il triplo effetto di mitigare le emissioni di gas serra, prevenire le malattie legate all’inquinamento atmosferico (malattie polmonari, tumore polmonare, malattie cardiovascolari, possibilmente anche malattie neurologiche), e aumentare l’attività fisica e dunque prevenire l’obesità e il diabete. Modelli analitici sugli effetti combinati del trasporto a bassa emissione e aumento del trasporto attivo a Londra hanno mostrato notevoli benefici potenziali, con la riduzione del rischio di diabete, cardiopatia ischemica, infarto e malattie legate ad uno stile di vita sedentario, oltre che a un ridotto inquinamento dell’aria.

 

In generale per ridurre l’impatto del degrado ambientale sulla salute è necessaria una valutazione ex ante (technology assessment) delle nuove tecnologie, che consenta di ridurre gli impatti ambientali, come per esempio soluzioni urbanistiche che promuovano il trasporto attivo e facilitino l’accesso ad aree verdi, strutture sportive e rivendite di cibo fresco (smart cities). Un altro esempio è la tecnologia della plastica. In pochi anni la plastica prodotta ha superato di gran lunga la massa totale di esseri viventi ed è pertanto onnipresente (anche sotto forma di micro- e nanoplastiche). I meccanismi di interazione a livello genetico e cellulare sono ancora ignoti. È necessaria una politica di introduzione progressiva di prodotti biodegradabili (non semplicemente compostabili), con politiche di defiscalizzazione volte a impostare una sostituzione progressiva e sostenibile delle plastiche da petrolio.

Tra le altre recenti emergenze ambientali, un esempio emblematico è il caso dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), evidenziato in numerose aree dell’Italia e in altri Paesi, anche con misurazioni nel sangue di campioni di cittadini. Gli effetti sulla salute sono in corso di indagine, ma vi sono osservazioni su importanti effetti metabolici.

È spesso molto complesso stabilire un nesso causale tra esposizioni e malattie o altri esiti biologici. Ogni Paese dovrebbe dotarsi di un sistema di valutazione sistematica delle prove di tossicità delle sostanze presenti nell’ambiente, in modo da consentire una stima tempestiva (qualitativa e quantitativa) dei rischi e dei possibili impatti, secondo le procedure utilizzate dall’EPA (Environmental Protection Agency) negli USA o dalla IARC (International Agency for Research on Cancer).

 

Immagine:  Traffico e smog nell’area di Guomao, Pechino, Cina  (25 dicembre 2015). Crediti: testing / Shutterstock.com

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