15 ottobre 2012

Armstrong, il crollo di un mito non solo sportivo

Il crollo di un mito come Lance Armstrong, per le modalità che ha assunto, non può fare piacere neanche ai suoi più accessi rivali. Da un lato è tutto il mondo del ciclismo che esce a pezzi dall’inchiesta dell’USADA (United States Anti-Doping Agency), che coinvolge oltre a numerosi atleti, medici, manager e anche le istituzioni sportive internazionali. L’UCI (Unione Ciclistica Internazionale) ha infatti sempre difeso Armstrong e ne ha accettato anche generose donazioni, che alla luce delle recenti risultanze dell’inchiesta americana, appaiono per lo meno inopportune. Ma un altro aspetto doloroso ferisce l’opinione pubblica; gli ammiratori di Armstrong oltrepassavano i confini degli appassionati di ciclismo, la sua vicenda umana ne aveva fatto un simbolo positivo al di là dei suoi straordinari successi sportivi. La sua lotta contro il cancro, la rinascita, la dimostrazione che la forza della volontà può far raggiungere traguardi difficili se non impossibili, ne avevano collocato la vicenda ben oltre la cronaca sportiva, nella ristretta cerchia dei miti e delle leggende. Invece, la realtà che sta emergendo oscura potentemente la personalità, il lato umano, del campione texano, sfigurandone tutta la carriera e portando a rileggere sotto una diversa luce tutta la sua straordinaria esperienza. Dalle testimonianze dei suoi compagni di squadra non emerge un occasionale apporto di sostanze illegali, ma un vero e proprio sistema di doping, praticato da tutta la squadra, protrattosi nel tempo, capace di eludere i controlli, con la complicità di dottori, di manager e, forse, delle autorità preposte alla vigilanza. Insomma da mito a truffatore, in caduta verticale. Per il ciclismo è l’ennesimo colpo a una credibilità in declino: il rapporto dell’USADA segnala che nel periodo che va dal 1999 al 2005 la grande maggioranza di coloro che si sono piazzati ai primi posti del Tour de France risultano in qualche modo coinvolti nelle inchieste sul doping. Si può auspicare che da questa catastrofe possa avviarsi una riforma del mondo dello sport capace di affrontare il nodo del doping, la cui capillare diffusione nessuno può più ignorare. Ma dopo una così drastica appendice al lieto fine, i sogni e i miti infranti nessuno potrà restituirli. 


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