24 luglio 2012

Artigiani qualificati cercasi

Nel 2020 potrebbe essere difficilissimo trovare un falegname o un tappezziere, difficilissimo usufruire delle prestazioni di un sarto, far rilegare un libro, risolvere un problema all’impianto elettrico o avere un materasso su misura. Secondo una proiezione elaborata dalla Cgia di Mestre su dati Istat, valutando i tassi di ricambio relativi a determinate professioni, sono moltissimi i lavori “ad alta intensità manuale” che rischiano di scomparire nei prossimi anni; si valuta che potrebbero rimanere scoperti circa 385.000 posti di lavoro, un dato che lascia perplessi e che soprattutto stride con quelli drammatici relativi alla disoccupazione giovanile. Eppure questi mestieri sono generalmente percepiti come redditizi: sono ormai un luogo comune le lamentele sui costi delle prestazioni degli artigiani e delle riparazioni. Certamente un elemento che gioca a sfavore è la scarsa informazione: molti giovani ignorano letteralmente l’esistenza di molte attività artigianali e da questo punto di vista sono pesanti le responsabilità della scuola, che dedica davvero poca attenzione all’orientamento, e del sistema italiano nel suo complesso che è privo di scuole di formazione superiore, a differenza di altri paesi europei. Quest’ultimo aspetto, che valorizza poco le competenze specializzate, proprio quelle che hanno fatto però la fortuna del made in Italy nel mondo, è legato a un altro elemento determinante: l’allontanamento culturale dal lavoro manuale, principalmente perché percepito come socialmente poco gratificante. Per molti genitori indirizzare il figlio verso un’attività artigianale è una possibilità da prendere in considerazione solo in seguito a un insuccesso scolastico. Un maggiore dialogo tra la scuola e il mondo delle imprese potrebbe invece restituire dignità e giusto riconoscimento a un patrimonio di competenze che è parte di una illustre tradizione nazionale.


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