9 agosto 2022

Aumenta in Italia il consumo del suolo

Nel corso del 2021, nuove coperture artificiali hanno interessato in Italia 69,1 km2, cioè 19 ettari in media al giorno: è il valore più alto di consumo del suolo degli ultimi dieci anni. Per dare l’idea della velocità del processo, si deve considerare che si sono persi 2,2 m2 di suolo di aree naturali o agricole al secondo; in questo modo la copertura artificiale del suolo ha raggiunto una percentuale del 7,13%, molto superiore alla media europea del 4,2%.  Questi dati allarmanti sono stati pubblicati il 26 luglio nella nuova edizione del rapporto Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici a cura del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA). Le motivazioni non sono collegate a un incremento demografico: la popolazione residente in Italia, secondo le stime Istat, a fine 2021 è pari a 58.983.122 persone, cioè 253.091 in meno rispetto all’anno precedente. Il calo è dovuto al fatto che ci sono state meno di 400.000 nascite, segnando un nuovo minimo storico, in presenza di un incremento dei decessi e di una contrazione dei movimenti migratori. Incrociando i dati, si registra quindi una crescita della quota di consumo di suolo pro capite che ha raggiunto nel 2021 i 363 m2 per abitante.

L’impiego del suolo, che raggiunge il suo picco nelle città e nei sobborghi urbani (rilevanti i dati di Roma, Torino, Brescia, Milano e Napoli), dipende dalla costruzione di nuovi edifici, infrastrutture, poli commerciali, produttivi e di servizio; una quota molto importante di spazio viene assorbita dalla pressione del settore della logistica. Il rapporto sottolinea come si continui a costruire a fronte di 310 km2 di immobili «non utilizzati e degradati». Un altro aspetto poco conosciuto è lo sviluppo di impianti fotovoltaici a terra, che pur contribuendo a percorsi di sostenibilità ambientale, incrementano in modo importante il consumo del suolo, mentre sarebbe auspicabile sfruttare le potenzialità legate all’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti degli edifici e dei fabbricati esistenti. Le conseguenze di questo andamento complessivo, che contrasta con gli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030, sono di forte impatto sull’adattamento ai processi di riscaldamento globale, sul paesaggio e sullo sviluppo agricolo e in generale sulla tutela dell’ambiente. Il rapporto sottolinea la necessità di invertire rapidamente la tendenza con un cambiamento di approccio generale e interventi mirati a livello legislativo.

 

Crediti immagine: CC0 Public Domain