26 febbraio 2014

Cemento abusivo, record italiano

Di vecchio e nuovo cemento illegale si è parlato recentemente a Roma in un convegno organizzato da Legambiente dal titolo: Abusivismo edilizio, l'Italia frana il parlamento condona. Il dossier presentato fornisce dati su cui riflettere.

Ci racconta un Paese malato di illegalità. Nel 2013, secondo la stima del Cresme, sarebbero stati costruiti, tra ampliamenti e nuove costruzioni, 26mila immobili illegali, oltre il 13% del totale delle nuove edificazioni. 

L’abusivismo edilizio è un’autentica piaga nazionale. Prospera indisturbato dagli anni Cinquanta. Un dissennato e illegale consumo di suolo ha riempito senza sosta le coste, le aree golenali dei fiumi, i pendii delle montagne, senza pensare al danno paesaggistico che arrecava e nemmeno al pericolo di costruire case, terrazze, uffici, persino alberghi e scuole, in aree a rischio idrogeologico, dove cioè non si dovrebbe nemmeno piantare una tenda da campeggio. Nel 2013 qualche significativa demolizione si era vista, ma accompagnata da numerosi tentativi di far passare un nuovo condono edilizio. Applicare la legge non solo risponde a un principio di giustizia e tutela del paesaggio, ma anche a un problema di sicurezza delle persone. C'è infatti la necessità, non più eludibile, di delocalizzare gli insediamenti sorti nelle aree a rischio. Una pratica pressoché sconosciuta in Italia, dato che tra i 1354 comuni, interpellati dalla ricerca Ecosistema a Rischio 2013 condotta da Legambiente e Dipartimento di protezione civile, solo 55 hanno dichiarato di aver avviato nell’ultimo biennio procedure di delocalizzazione.

Il miglior deterrente all'abusivismo è l'abbattimento degli immobili fuorilegge, mentre ogni ipotesi di sanatoria alimenta nuovo cemento, come dimostrano i tre condoni edilizi fatti. Andrebbe anche ricordato che abbattere un immobile illegale non è una facoltà, ma un preciso obbligo delle amministrazioni comunali, previsto dal Dpr 380/2001.

L’abusivismo edilizio alimenta anche una vera e propria filiera del cemento illegale: dalle cave, agli impianti di calcestruzzo, fino alle imprese edili, tutto è pagato in nero, arricchendo la malavita. Una analisi dei decreti di scioglimento, per legami con la mafia e la camorra, delle amministrazioni locali della Campania evidenzia un dato impressionante ed inequivocabile: dal 91 ad oggi l’81% dei Comuni ha tra le motivazioni di scioglimento un diffuso abusivismo edilizio, speculazione immobiliare e pratiche di demolizione inevase. In Campania il fenomeno è così vasto che non ha risparmiato nemmeno l’area archeologica di Pompei, dove nel gennaio del 2013 i carabinieri hanno scoperto tre villette edificate senza autorizzazione, proprio a ridosso degli scavi. Nel 2013 è la Sicilia, con i suoi 476 illeciti a guidare la classifica dell’abusivismo edilizio nelle aree demaniali costiere. Sono ancora in piedi le 560 case costruite illegalmente nella zona di massima tutela della Valle dei Templi e le 400 della Riserva della Foce del Simeto a Catania. Campania e Sicilia sono solo la punta dell'iceberg del fenomeno: l'intero territorio nazionale ne è colpito.

Il cemento illegale prospera per la quasi matematica certezza che l’immobile abusivo non verrà abbattuto. Il rapporto tra ordinanze ed esecuzioni è bassissimo: le demolizioni superano di poco il 10%.

Ci sono poi i condoni dimenticati. Sommando i tre condoni (1983, 1994 e 2003) nei capoluoghi di provincia italiani sono state depositate 2.040.544 domande di sanatoria. Di queste, il 41,3% risulta ancora oggi inevaso.

Oltre alle analisi, dal convegno di Legambiente è emersa una proposta: per restituire al Paese i luoghi violati, eliminando manufatti, è stata lanciata la campagna nazionale “abbatti l’abuso” a cui hanno aderito Il Consiglio nazionale dei Geologi, il Consiglio nazionale degli Architetti, l'associazione Libera e Avviso Pubblico, la rete degli enti locali per la formazione civile contro le mafie.


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