7 aprile 2020

Con il blocco degli spostamenti e delle attività produttive diminuisce l’inquinamento

L’emergenza sanitaria ha provocato, con il brusco calo delle attività produttive e degli spostamenti, un deciso miglioramento della situazione ambientale. Alcune evidenze hanno particolarmente colpito la sensibilità pubblica, comprensibilmente alla ricerca di elementi di positività in una situazione difficile; circolano quindi nella rete le immagini della trasparenza delle acque a Venezia, il migliorato aspetto di alcuni corsi d’acqua in Lombardia o per allargare lo sguardo il ritorno delle tartarughe Olive Ridley sulla spiaggia di Odisha in India, dopo anni, per la prima volta lasciata libera da turisti.

 

I dati sulle emissioni confermano questa impressione; inoltre, nei primi giorni di aprile è stata riscontrata una decisa diminuzione del rumore sismico di fondo provocato dalle attività umane che sta consentendo di ascoltare con maggiore nitidezza la vera voce della Terra, di decifrare con più precisione i movimenti che avvengono nelle sue profondità. Questi fenomeni devono farci riflettere senza però indurci a un ottimismo del tutto immotivato: si tratta in primo luogo di un miglioramento momentaneo in concomitanza di una emergenza di vaste proporzioni, con migliaia di vittime, che se non sarà affrontata in modo adeguato e condiviso, provocherà inoltre una recessione lunga, difficile e diffusa. Peraltro è evidente che la risposta alla crisi ambientale non può essere il blocco della produzione le cui conseguenze sul benessere delle persone saranno drammatiche; richiede piuttosto una difficile ricerca di un modo diverso di pensare lo sviluppo, di produrre e di consumare, tenendo conto delle compatibilità ambientali e della salvaguardia dell’ambiente.

 

L’emergenza impone di ripensare a come ripartire, almeno da due punti di vista. Nel 2009, all’indomani della crisi finanziaria globale, in Cina, anche grazie a massicci incentivi attivati dal governo, la produzione industriale fece un massiccio balzo in avanti, che portò in pochi anni a un incremento enorme dell’inquinamento, che costrinse il governo di Pechino, dopo la difficile situazione dell’inverno 2012-13, a varare un piano di riduzione delle emissioni. Senza correttivi e senza il diffondersi di una più acuta sensibilità, il rimbalzo dell’economia, sicuramente auspicabile, può rapidamente riportare l’inquinamento ai livelli precedenti alla crisi sanitaria se non a superarli. Inoltre, medici, ricercatori e scienziati stanno indagando su quali comportamenti relativi alla tutela ambientale (dalla presenza innaturale di animali selvaggi in zone commerciali all’inquinamento dell’aria, soprattutto con attenzione alla concentrazione di particolato atmosferico) possano aver favorito in modo determinante il propagarsi dell’epidemia. Se vogliamo uscire dalle difficoltà del presente senza ripercorrere gli errori del passato, occorrerà guardare al futuro con occhi diversi.

 

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