10 ottobre 2019

Convinzioni e paure sul cambiamento climatico

Il problema del cambiamento climatico è entrato progressivamente nella vita delle persone ed è diventato argomento di discussione non in ristretti gruppi di ecologisti o di scienziati del settore, ma in aree vaste dell’opinione pubblica. A questo hanno contribuito sia movimenti dal basso, legati alla figura di Greta Thunberg e ai Fridays for Future,  sia la nuova sensibilità che, pur fra evidenti contraddizioni, si è manifestata a livello di leader politici in occasione del summit delle Nazioni Unite del 23 settembre. Un sondaggio di YouGov, che ha coinvolto 30.000 persone in 28 diversi Paesi, permette di comprendere gli stati d’animo, le paure e le aspettative più diffusi. Sono state coinvolte 11 nazioni dell’area asiatica e del Pacifico, 7 del Medio Oriente, 9 tra Europa e Stati Uniti. Attraverso le risposte dei singoli si possono individuare quali sono i Paesi in cui l’opinione pubblica è più scettica rispetto all’esistenza stessa dei cambiamenti climatici e quelli in cui le persone sono più propense ad attribuirli all’intervento dell’uomo piuttosto che a cause naturali.

Le persone intervistate potevano scegliere tra 4 diverse opzioni: negare che sia in corso un cambiamento del clima, accettare che stia avvenendo un mutamento, ma per cause naturali, attribuire il cambiamento principalmente all’intervento dell’uomo, propendere per una influenza di entrambi i fattori. Il primo dato che emerge è che la percentuale degli scettici che negano del tutto l’esistenza del fenomeno del riscaldamento è molto bassa complessivamente e in nessun caso arriva al 10%. I Paesi dove è più radicato questo atteggiamento ‘scettico’ sono gli Stati Uniti (6%), l’Arabia Saudita e l’Australia. E sempre negli Stati Uniti è più diffusa la convinzione che il comportamento umano non incida affatto; un atteggiamento comunque presente in percentuali in ogni caso non elevate anche in Norvegia, in Egitto, in Arabia Saudita, negli Emirati Arabi Uniti. Tra i Paesi più convinti dell’origine antropica del fenomeno spiccano invece l’India (71%), la Thailandia (69%), la Spagna (69%), l’Indonesia (69%) e l’Italia (66%). Tra quelli che credono che il riscaldamento dipenda da cause naturali che interagiscono con l’azione umana ci sono la Norvegia, la Svezia, la Danimarca e la Cina. Molto forte è la convinzione che i singoli e soprattutto i governi dovrebbero fare di più, soprattutto in Spagna, in Italia, in Thailandia e in Vietnam; le percentuali sono comunque superiori al 50% in gran parte dei Paesi. La maggioranza degli intervistati è convinta che il cambiamento climatico incida sull’andamento dell’economia, produca conflitti locali e molte persone, soprattutto in Asia e nel Medio Oriente, esprimono il timore che possa condurre a una guerra mondiale e all’estinzione della specie umana. L’allarme della comunità scientifica sta diventando consapevolezza diffusa; il passaggio a decisioni e azioni conseguenti è naturalmente più complesso.

 

Immagine: Cartello contro il cambiamento climatico a Sudbury, Canada (21 luglio 2013). Crediti: Fonte, www.flickr.com. Caelie_Frampton from Vancouver, BC, Canada. [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], attraverso commons.wikimedia.org

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