10 agosto 2020

Convivere con il virus

 

Nell’eterna lotta fra Uomo e microrganismi nessuna battaglia si è mai conclusa con un vinto ed un vincitore. Semmai con una tregua seguita da un lungo periodo di pace. L’incontro con un microrganismo sconosciuto non è una novità nella storia dell’Uomo. I microrganismi sono sempre stati trasportati da un luogo all’altro del mondo conosciuto da migrazioni, colonizzazioni o semplici rotte commerciali. Dall’incontro con un nuovo microrganismo alcune volte hanno preso il via pandemie disastrose, dalla peste di Giustiniano all’influenza spagnola del 1918-19. Ma sempre, dopo un periodo più o meno lungo, fra nuovo microrganismo ed ospite umano si è stabilito un equilibrio fino alla (quasi) pacifica convivenza delle due specie.

 

Tale equilibrio può essere legato a possibili mutazioni spontanee del microrganismo. In termini evoluzionistici, infatti, nel corso delle numerosissime replicazioni cui va incontro un virus o un batterio nei ripetuti passaggi da una persona all’altra, tendono a selezionarsi quei ceppi che presentano caratteristiche di minore gravità. Se un microrganismo riesce ad infettare un ospite senza dare segni di sé e permettere a chi è infettato di andare in giro e contagiare gli altri, ha infatti compiuto la sua missione nella maniera più efficiente. La malattia clinicamente evidente, ed ancor di più la morte, non sono affatto eventi favorevoli per la propagazione della specie di un virus o un batterio. Da parte sua, l’ospite, si difende dalle infezioni sviluppando un certo grado di immunità. Man mano che il virus si diffonde nella popolazione umana, saranno sempre più i soggetti immuni e la propagazione, dunque, sarà sempre più lenta.

 

I fenomeni di cui abbiamo parlato, però, difficilmente si realizzano in pochi mesi. Il SARS-CoV-2, il virus causa della pandemia di Covid-19, è un piccolo virus a RNA, che presenta una buona propensione alle mutazioni spontanee. Eppure, dai primi isolamenti virali ad oggi, non sembrerebbe che le mutazioni realizzate siano tali da modificarne il comportamento. In parole povere, non abbiamo evidenze che il virus sia diventato né più buono né più cattivo. Come mai, allora, la curva epidemica ha, appunto la forma di una curva, cioè con una fase crescente, un picco e poi una fase di diminuzione fino allo spegnimento? Come mai il virus in Italia ha smesso di circolare con forza?

 

Il motivo è da ricercare in fenomeni di tipo epidemiologico: le misure di prevenzione, dal lockdown alle attività di tracciamento ed isolamento dei positivi sempre più efficienti, hanno inevitabilmente espresso il loro effetto. Nel caso del Coronavirus, lo stato immunitario della popolazione riveste al momento un’importanza assai limitata, visto che la stragrande proporzione della popolazione è ancora suscettibile all’infezione, come confermato dalla recente indagine sieroepidemiologica nazionale promossa da ministero della Salute e Istat.

 

Dopo il passaggio della prima ondata pandemica, dunque, gli interrogativi maggiori sono rivolti su cosa potrà avvenire nel prossimo futuro. Sono passate diverse settimane dopo la riapertura successiva al lockdown. Settimane che si sono succedute con notevole calma e senza segni di riattivazione della circolazione virale. Molti hanno attribuito questo fenomeno all’effetto del caldo. Difficile da affermare, visto che le ondate pandemiche hanno interessato e continuano ad interessare Paesi con temperature medie superiori a quelle della nostra estate. Ancora una volta, invece, il periodo di tranquillità è perfettamente spiegabile con la dinamica di circolazione del virus, bloccata dalle misure di contenimento. L’incendio, insomma, si è progressivamente spento.

 

Purtroppo, la pandemia è un fenomeno globale. Le ondate avvengono in maniera asincrona e mentre in Italia il fuoco si spegneva, incendi violenti si accendevano tutto intorno a noi. L’importazione di casi dall’estero, insieme alla riattivazione di residui di circolazione virale locale, sta lentamente ridando forza all’epidemia anche nel nostro Paese. Il numero crescente di nuovi casi giornalieri, fortunatamente, non si accompagna ancora ad un sovraccarico delle strutture sanitarie. Questo non perché il virus si sia “indebolito”, ma semplicemente perché la circolazione sta interessando ancora fasce di età giovanili in cui l’infezione ha una espressività clinica modesta.

 

Ma le regole dei virus sono implacabili nella loro matematica semplicità. Se un virus lo si lascia correre, corre. È fondamentale in questa fase, prima che arrivi l’autunno con la ripresa piena di tutte le attività lavorative e scolastiche, che la circolazione del virus rallenti. Convivere col virus quando si ritornerà tutti al chiuso sarà più complicato. Massima allerta dunque da parte della sanità pubblica e massima prudenza da parte dei cittadini, molti dei quali, ahimè, sono profondamente confusi da messaggi contrastanti e dalla delirante propaganda negazionista.

 

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Immagine: Distanziamento sociale dopo il blocco a causa del Coronavirus. Famiglie italiane con le mascherine chirurgiche passeggiano in Via Rizzoli, Bologna (9 maggio 2020). Crediti: Benny Marty / Shutterstock.com

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