9 maggio 2020

Cultura e controcultura

 

Il XX secolo, nel mondo occidentale, è stato ricco di scoperte, ha visto un miglioramento degli indici di qualità della vita, il consolidamento del capitalismo e della tutela dei valori di lavoro, famiglia, religione, istruzione, consumo o successo economico. Non sono mancati anche i disastri, sia naturali che causati dall'azione umana, che hanno contribuito a cambiare i modelli sociali, i modi di vivere o i modelli culturali. Terremoti come quello di Messina del 1908, il più forte registrato in Europa, con quasi 100.000 vittime, o quello che potrebbe essere il più forte della storia, in Cile, nel 1960, di intensità pari a 9,5 gradi, hanno lasciato un segno profondo nelle società. Anche le pandemie non sono mancate: dall’influenza spagnola del 1918-1920 all'AIDS, che ha mietuto, dalla sua comparsa nel 1981, circa 35 milioni di morti. L’azione dell’uomo ha provocato grandi carestie in Cina, in Unione Sovietica, in Etiopia, nel Sahel o nel Biafra, lasciando milioni di vittime. Nelle due guerre mondiali sono morte circa 90 milioni di persone. La guerra del Vietnam, che ha interessato anche Laos e Cambogia, 1,5 milioni. Il genocidio dei turchi sugli armeni, dai nazisti sugli ebrei, dal regime di Pol Pot ai danni dei cambogiani, dal regime stalinista sui russi, dai tutsi sugli hutu in Ruanda, aggiungono facilmente altri dieci milioni di vittime. Le tragedie scatenate dall'azione umana sono innumerevoli, e mancano le pagine per elencarle nella storia del secolo scorso, compresi i sogni e le delusioni di rivoluzioni fallite.

Tutto ciò ha contribuito a modellare ciò che siamo oggi e il modo di vivere che abbiamo costruito. La risposta della società, con più o meno intensità, è stata prodotta anche nella cultura, intesa come il modo di vivere materiale e spirituale di una comunità. La cultura tradizionale tende ad essere erosa dallo sviluppo, dai cataclismi naturali o da quelli causati dall'uomo, che colpiscono il modo di vivere: arte, letteratura, musica e persino la moda. I grandi cambiamenti generano la cosiddetta “controcultura”, cioè una reazione che è anche opposizione alla cultura dominante. Il termine fu coniato negli anni '60 negli Stati Uniti, da Theodore Roszak, in risposta a individualismo, consumismo, autoritarismo e per reazione alla guerra del Vietnam. Nel secolo scorso, le forme più conosciute erano il movimento dadaista, emerso dopo la prima guerra mondiale, i cosiddetti “beatniks” negli anni '50 o gli hippy, che apparvero negli anni '60 con il movimento pacifista contro la guerra nel Sud-est asiatico. Tutti ebbero forme diverse di espressione, che vanno dall'arte alla filosofia, aprendo nuove strade, espandendo la libertà individuale, legittimando gli spazi di genere, la diversità sessuale e persino l'uso di droghe, sfidando i modelli di vita tradizionali.

Non sappiamo quando o come l’epidemia di Coronavirus che sta colpendo in tutto il pianeta finirà, ed è probabile che lasci il posto a nuove forme di convivenza umana. Forse contribuirà anche a generare un nuovo modo di fare politica. Difficilmente porrà fine al sistema capitalistico, come alcuni prevedono, ma è probabile che, non sappiamo se nel bene nel male, lo trasformi. Allo stesso modo, abitudini profondamente radicate nei nostri comportamenti sociali possono cambiare. Nessuno può mettere in dubbio che una grave crisi economica colpirà ancora più paesi; non allo stesso modo, ma saremo tutti colpiti. E se le basi materiali condizionano le sovrastrutture, come diceva Marx, è probabile che dovremo affrontare cambiamenti di dimensioni che ora non possiamo prevedere.

La vita di tutti ha già iniziato a cambiare. Il lavoro, gli studi e il tempo libero vengono modificati e non sappiamo quali saranno le conseguenze a lungo termine. Le crisi economiche stimolano i nazionalismi, invitano a chiudere i confini, ad aumentare le tasse doganali, a incolpare gli altri, diversi per razza, colore della pelle, religione o cultura, di ogni male. Ma generano anche nuove forme di controcultura. A differenza del XX secolo, oggi le comunicazioni sono istantanee grazie ai miliardi di telefoni cellulari utilizzati sul pianeta. La pandemia coincide con l'esaurimento del sistema internazionale come lo conosciamo, con la mancanza di una leadership globale da parte di paesi e politici. Siamo di fronte a un mondo senza una risposta collettiva, non solo alla pandemia, ma alle sfide del cambiamento climatico, che ci ha già portati sull'orlo della catastrofe.

La riduzione degli spazi per la cooperazione internazionale, la corsa agli armamenti, la mancanza di etica nei paesi che producono e vendono armi, l'incapacità di porre fine alle guerre locali, i milioni di persone che vivono in povertà insieme a coloro che soffrono la fame e l'abbandono, tutto ciò dovrebbe generare un movimento di controcultura che questa volta, a differenza dei precedenti, proprio grazie alla rivoluzione tecnologica delle comunicazioni, potrebbe essere globale. Opporsi alla distruzione del pianeta e della civiltà umana può essere il compito principale dell'attuale e della prossima generazione.

 

 

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Immagine: Dresda, 15 marzo 2019: manifestazione del movimento Fridays for future. Crediti: Ralf Lotys (Sicherlich) / CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0)

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