30 settembre 2015

Da on the road a on the web

I giovani non amano più l’automobile? Sicuramente la amano di meno di qualche decennio fa, quando la macchina era uno status symbol e prendere la patente rappresentava un importante rito di passaggio all’età adulta. Adesso i giovani la patente non la prendono proprio, oppure la prendono con calma: non è più il primo pensiero appena compiuti i diciotto anni. Il calo è notevole: in Italia nel 2014 hanno preso la patente 654.335 ragazzi con meno di ventuno anni, nel 2004 erano 743.799. Un’analoga tendenza è in atto da una quindicina di anni in molti paesi industrializzati: Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Germania, Giappone, Corea del Sud. In Gran Bretagna i ventenni con la patente erano all’inizio del secolo circa la metà del totale, adesso non arrivano a un terzo. Una tendenza interessante, che può essere accolta con soddisfazione da alcuni ma induce preoccupazioni ad esempio nella Fia Mobility Conference di Londra, che ha dedicato una sua sessione (Filling Generation Gap) al problema della disaffezione dei giovani verso l’auto. Una tendenza che potrebbe diventare fatale, per il settore, in futuro, tenendo conto che l’utilizzo di questo mezzo di trasporto non recede bruscamente in termini statistici anche per la presenza di molti automobilisti anziani, che un tempo erano ovviamente più rari. Ci si interroga sulle cause: sicuramente la crisi influisce, acquistare un’auto e forse ancor più mantenerla rappresenta un costo che molti giovani non sono in grado di sostenere. Alcuni indicano tra le cause della disaffezione il diffondersi di nuove forme di mobilità meno inquinanti, come la bicicletta e il trasporto pubblico. Sembra che però un’influenza ancor maggiore la abbiano mutamenti antropologici ancora più profondi, legati al rapporto che si ha con la propria vita, con lo sperimentare e conoscere il mondo. La diffusione dei social ha separato le esperienze del conoscere luoghi e persone diverse dalla mobilità effettiva, portando i giovani lontano dal desiderio di spostarsi fisicamente, di farlo in maniera veloce e indipendente: un tipo di libertà che costituiva la base del mito dell’auto. Per vagabondare in cerca di avventure, si preferisce, piuttosto che correre in auto sulle strade e sulle autostrade - che portano realmente verso un’altra costa - navigare, affrontando diversi pericoli, nei veloci sentieri del web.

 


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