15 maggio 2018

Dati OMS: l’aria inquinata uccide 7 milioni di persone

Il semplice atto di respirare, l’attività minima necessaria per mantenersi in vita, si traduce in realtà in un rischio mortale per milioni di persone sul nostro pianeta. Secondo gli ultimi dati rilasciati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sull’inquinamento atmosferico, 9 persone su 10 nel mondo respirano un’aria contenente livelli elevati di inquinanti, e le stime dell’OMS attribuiscono a questa condizione la responsabilità di circa 7 milioni di decessi; 4,2 milioni legati all’inquinamento atmosferico e circa 3,8 milioni dovuti all’inquinamento domestico, a causa dell’utilizzo di combustibili o di tecnologie nocivi per la salute (i numeri sono relativi al 2016).

Circa 3 miliardi di persone al mondo, più del 40% della popolazione globale, non hanno infatti ancora accesso a risorse sicure nelle case per svolgere attività di sopravvivenza quotidiana, come cucinare e riscaldarsi, e sono come sempre i più poveri e gli emarginati a pagare il prezzo più alto.

Più del 90% delle morti connesse con l’inquinamento atmosferico (per attacco cardiaco, ictus, malattie polmonari ostruttive croniche, tumori al polmone) si verifica infatti nei Paesi a medio e basso reddito dell’Asia, dell’Africa e dell’area del Mediterraneo orientale, seguono poi Europa e Stati Uniti.

L’OMS monitora ormai più di 4300 città in 108 Paesi nel suo database, la più importante raccolta di dati sull’inquinamento atmosferico, e rispetto al 2016 si sono aggiunte oltre 1000 città: numeri che testimoniano un maggiore coinvolgimento su questo tema da parte di un numero crescente di Paesi. Le nuove città monitorate appartengono purtroppo principalmente a Paesi ricchi, ma la speranza è di riuscire a suscitare un più concreto impegno e interesse da parte dei governi a livello globale, anche in considerazione del fatto che l’inquinamento atmosferico non conosce confini e la cooperazione non è solo auspicabile, ma necessaria.

Alcuni Paesi hanno già intrapreso azioni positive per ridurre il fenomeno: in India, per esempio, è stato avviato un programma per fornire accesso a fonti di energia ‘pulita’ per le attività domestiche a 37 milioni di donne che vivono al di sotto della soglia di povertà; in Messico si sta sviluppando un progetto che implicherà una rete di bus ‘verdi’ e il divieto dell’uso del diesel per le auto private entro il 2025. Piccoli passi che segnalano una presa di coscienza dell’entità del problema: ma ancora molto resta da fare – e azioni più incisive – se si considera che nella maggior parte delle megametropoli mondiali i livelli di guardia segnalati dall’OMS sono superati di 5 volte.


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