20 ottobre 2015

Essere o non essere Charlie

Una vignetta contro l’eurodeputata Nadine Morano ha riportato il settimanale satirico Charlie Hebdo al centro delle polemiche; molte persone, anche tra i sostenitori della rivista, hanno criticato l’utilizzo di una disabilità come forma di satira. Nadine Morano, esponente di punta dei Republicains, nel corso di una trasmissione televisiva si era richiamata, secondo molti in maniera impropria, all’eredità del padre nobile dei moderati francesi: “ Siamo un Paese giudaico-cristiano, lo diceva De Gaulle, di razza bianca, che accoglie delle persone straniere. Voglio che la Francia resti la Francia, non che diventi musulmana”. Le reazioni negative, soprattutto in riferimento all’utilizzo della categoria di “razza”, sono state immediate, anche all’interno dello schieramento repubblicano: in questo contesto, è intervenuta, con il suo stile politicamente scorretto, la rivista satirica Charlie Hebdo, oggetto dell’assalto armato d’ispirazione fondamentalista che nel gennaio 2015 aveva provocato undici vittime. La copertina di Charlie Hebdo mostra una caricatura di Nadine Morano, raffigurata in braccio a De Gaulle, e definita «la fille trisomique cacheé de De Gaulle» . La battuta, da molti considerata inopportuna e infelice, fa riferimento ad Anne, la figlia, in realtà non tenuta segreta, di De Gaulle, affetta dalla sindrome di Down e morta a soli venti anni. L’utilizzo della sindrome come insulto o quanto meno elemento svalorizzante ha suscitato proteste immediate da parte delle associazioni che si occupano di disabilità e di persone comuni, anche fra coloro che si dichiarano fortemente avversi alle posizioni politiche di Nadine Morano. La presa di distanza richiama talvolta dolorosamente l’impatto emotivo di gennaio: «je ne suis plus Charlie», «nous ne sommes plus Charlie!».  Grande eco ha suscitato la lettera di Caroline Boudet, giornalista e mamma di una bambina affetta dalla sindrome di Down, che aveva fortemente sostenuto la rivista in occasione dell’attentato di gennaio: «Mais t a couv me blesse, et en plus elle est ratée » («Ma la tua copertina mi ferisce, e in più non fa ridere»).  Alcune associazioni si propongono di adire alle vie legali, con una denuncia per diffamazione. Una tempesta che scuote Charlie Hebdo ma che difficilmente lo allontanerà dalla sua linea politicamente scorretta, che valica spesso il buon gusto e il buon senso, in nome di una satira senza confini e senza limitazioni.

 


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