14 gennaio 2013

Fate la guerra, fate PIL

Il tempo è denaro, il tempo stringe. Ogni secondo che passa qualcuno nel mondo accumula più debito. La rivista The Economist offre una panoramica interattiva del debito pubblico con un inesorabile orologio che calcola l'ammontare del debito per ogni singola nazione: The global debt clock. Utilizza i dati più recenti disponibili e copre, sulla base del PIL, il 99% del mondo.

 ( http://www.economist.com/content/global_debt_clock ) Non si può ipotizzare una correlazione tra debito pubblico e aumento delle spese militari, ma certo si rileva la tendenza di una variabile (il debito pubblico) a variare in funzione dell'altra (l'aumento delle spese militari). È quello che è successo in Grecia: nel 2011 ha dovuto sborsare ben 1,3 miliardi di euro per 2 sommergibili tedeschi, 403 milioni di euro per i carri armati da combattimento Leopard, costruiti in Germania, e 4,4 miliardi di euro per l’acquisto di 6 fregate, 15 elicotteri e alcune motovedette francesi. Le spese folli con le quali la Grecia ha immotivatamente ingigantito le proprie forze armate sicuramente hanno contribuito al proprio dissesto economico.  Secondo l'istituto di ricerca per la pace Sipri, Stockholm International Peace Research Institute (http://www.sipri.org/), nel 2011, cioè con la crisi economica già ben avviata verso scenari drammatici, la percentuale delle spese militari greche rispetto al prodotto interno lordo è stata del 3,2%, cioè al secondo posto tra i Paesi Nato dopo il 4,7% degli Stati Uniti, e al 20° nel mondo davanti a nazioni dall'economia ben più solida come la Norvegia (26° posto), la Svezia (31°), la Svizzera (37°) e l'Austria (45°). Secondo gli ultimi dati registrati nel The SIPRI Military Expenditure Database ( http://www.sipri.org/research/armaments/milex/milex_database ) pubblicati nel Sipri Yearbook 2012 ( http://www.sipri.org/yearbook/2012 ) la spesa militare mondiale ammonta a circa 1.735 miliardi di dollari, rappresenta il 2,5% del prodotto interno lordo globale con un costo medio di 249 dollari annui per ogni abitante del pianeta. Il 75% della spesa mondiale per armamenti riguarda appena 10 Paesi e gli Stati Uniti rimangono in testa alla classifica (711 miliardi di dollari, pari al 41% del totale mondiale), seguiti da Cina (143 miliardi), Russia (71,9 miliardi), Regno Unito (62,7 miliardi), Francia (62,5 miliardi), Giappone (59,3 miliardi), India (48,9 miliardi), Arabia Saudita (48,5 miliardi), Germania (46,7 miliardi) e Brasile (35,4 miliardi). All'undicesimo posto l'Italia con 34,5 miliardi di dollari pari al 2% del totale mondiale. Israele ha la tendenza a difendersi come nessuno al mondo. L’Iron Dome o Cupola di Ferro o, in ebraico, Kipat Barzel è il sistema missilistico che Israele ha messo a punto per la difesa da razzi, missili, proiettili d’artiglieria e di mortaio. Se ne parla come di un gioiello tecnologico che attualmente non ha eguali al mondo, con la sua percentuale di successi che si aggira intorno al 90%, capace di intercettare minacce a corto raggio, fino alla distanza di 40 km, in tutte le situazioni meteo. Il sistema Iron Dome è stato però criticato per i suoi costi proibitivi. In un articolo del quotidiano israeliano Haaretz si afferma che l'installazione di una quantità sufficiente di missili Iron Dome, in grado di difendere soltanto la parte settentrionale di Israele dagli eventuali razzi di Hezbollah, potrebbe portare alla bancarotta della nazione. ( http://www.haaretz.com/print-edition/news/iron-dome-s-fatal-flaw-it-could-bankrupt-israel-1.398874 ). Un rapporto redatto dall'economista Manuel Trajtenberg, capo del National Economic Council presso l'ufficio del Primo Ministro di Israele, raccomandava una riduzione del budget della difesa pari almeno a quei 700 milioni di dollari che costituiscono invece l'incremento alle spese militari deciso proprio da Benjamin Netanyahu, che hanno così raggiunto i 15,2 miliardi di dollari per il 2012. Molti paesi, anche europei, stanno valutando il cacciabombardiere F-35 Joint Strike Fighter, un aereo d'attacco multiruolo di 5ª generazione, per sostituire alcune tipologie di aerei da combattimento delle proprie aeronautiche. Troppo caro e con performance non all'altezza delle previsioni. Con queste motivazioni Ottawa ha annunciato di non voler più acquistare 65 cacciabombardieri F-35 prodotti dalla statunitense Lockheed Martin. Il Parlamento canadese ha deciso di rinunciare all'affare. La spesa sarebbe stata eccessiva: il costo unitario iniziale di 65 milioni di dollari è lievitato fino a superare i 130 milioni per ciascun aereo. Ma, a parte questa rara eccezione, per le spese militari non c'è crisi che tenga. Il Parlamento italiano ha infatti appena dato il via libera alla legge delega di riforma dello strumento militare. L'Italia ha già acquistato tre esemplari del cacciabombardiere e nel 2012 ha speso 1.300 milioni di euro in più per le armi. Secondo il Rapporto 2013 di Sbilanciamoci! ( http://www.sbilanciamoci.org/2012/12/14-rapporto-sulla-spesa-pubblicala-controfinanziaria-2013/ ), il ministero della Difesa è l’unico ad aver ottenuto dal governo Monti un aumento delle dotazioni finanziarie (oltre un miliardo nei prossimi tre anni) superiore ai tagli della spending review. Il personale civile dovrà scendere da 33.000 a 20.000 unità, i militari dagli attuali 183.000 a 150.000, i generali da 450 a 310. L’obiettivo è di passare da un 70% della spesa che finisce in stipendi, a una struttura più equilibrata: 50% in stipendi, 25% in spese di funzionamento, 25% in investimenti, cioè in nuovi sistemi d’arma. Naturalmente, dice la legge delega, ogni euro risparmiato chiudendo caserme ed esodando militari rimarrà a disposizione della Difesa per l’acquisto di nuove armi, deciso in totale autonomia se facente parte di progetti già varati. Il provvedimento, approvato in tempi record, che prevede l'acquisto di 90 F-35 non è stato minimamente messo in discussione. Ma ecco, dal 2014, per l'Europa un apposito bel cambio di regole. Tutto parte dall'aggiornamento del manuale di contabilità nazionale (sistema europeo dei conti SEC95) nei paesi dell'Unione. Secondo quanto riportato da Eurostat, le indicazioni sui nuovi metodi statistici di contabilizzazione delle grandezze economiche e finanziarie di ogni Paese europeo riguarderanno anche la contabilizzazione delle spese militari sostenute. Attualmente una portaerei, principalmente destinata a compiti militari, può essere impiegata per attività di protezione civile o interventi cosiddetti umanitari e inserita nella contabilità nazionale in maniera diversa dai cacciabombardieri F-35 con scopi esclusivamente distruttivi, oggi classificati come produzione destinata ai consumi intermedi e quindi non conteggiati nel Pil. Con le nuove modalità di calcolo gli armamenti in dotazione alle forze armate verranno inglobati a pieno nel computo del prodotto interno lordo perché saranno considerati beni durevoli. I sistemi d'arma aggregati a quel totale di beni e servizi che a tutti gli effetti contribuisce alla ricchezza e al benessere di un paese. Eurostat ipotizza per l'Italia un aumento contabile del prodotto interno lordo di 800 milioni di euro. La nuova contabilizzazione avrà effetti importanti e potrebbe avvantaggiare, aumentando la ricchezza espressa in termini di Pil, chi spenderà di più in cacciabombardieri, corazzate, bombe, munizioni e tutte le possibili armi necessarie, per esempio, per intraprendere una nuova guerra. Quei paesi che mostrano un rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo molto elevato, che presentano una precaria condizione dei conti pubblici con una scarsa competitività dell'economia nazionale, incapaci di ripagare quel debito accumulato, dopo questa revisione statistica e un po' di sviluppo weapon based vedranno, all'improvviso, migliorare i propri conti.


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