17 marzo 2017

Fenomenologia delle fake news: le catastrofi annunciate (e mai avvenute) del terzo millennio

“Ci sono infinite ragioni per sentirsi insicuri (…) nonostante il volume delle incertezze non sia aumentato”, spiegava qualche anno fa il sociologo Zygmunt Bauman, sottolineando che “è cresciuta l’ansia, l’intensità delle preoccupazioni, perché le lacune tra i nostri mezzi per reagire fattivamente e la vastità dei compiti e del mondo che abbiamo davanti, sono più evidenti, più minacciose e le notizie corrono più veloci e incontrollate”. Se poi queste ultime sono anche gridate dall’universo dei siti on-line, evidenziando sempre il maggior rischio possibile ed eliminando sistematicamente qualsiasi elemento di dubbio, ecco che si capisce come nascano tante catastrofi annunciate (e mai avvenute) del terzo millennio. Ogni giorno sui siti web e sui social network si rincorrono notizie chiaramente false, ma che il pubblico non riesce a neutralizzare perché privo di  strumenti di verifica e controllo o perché in cerca di conferma di idee preesistenti. Secondo una ricerca realizzata dalla Scuola IMT Alti Studi di Lucca e condotta su 376 milioni di utenti di Facebook e 900 notizie pubblicate on-line tra il gennaio 2010 e il dicembre 2015, il 63% degli utenti dei social network si informa esclusivamente tramite il web, spesso attingendo alle notizie veicolate attraverso community e gruppi Facebook limitati a pochi iscritti che, sovente, non sono in relazione con universi di informazione più grandi. In un contesto in cui le testate tradizionali rischiano di essere tagliate fuori e di perdere l’effettiva autorevolezza, emerge un modo nuovo di selezionare le news; nascono figure che tendono a indirizzare la comunità dei lettori su determinate notizie. Nascono così notizie bizzarre e improbabili, in grado però di generare panico non giustificato. Andando indietro nel tempo si comincia con il celebre Millennium Bug, quella falla nella programmazione della data nei PC che avrebbe dovuto mettere in crisi il mondo, svuotare i conti correnti, far cadere governi, e persino precipitare gli aerei che fossero stati in volo alla mezzanotte dell’anno 2000. Si procede attraverso, soprattutto, le notizie relative alla sanità, alle malattie, dall’aviaria alla Sars, all’influenza. L’analisi di queste e altre fake news ha consentito anche di capire come si forma l’opinione pubblica, presentandoci a posteriori delle situazioni paradossali, grottesche, assolutamente comiche  se non fossero tragiche e se dietro di esse non ci fosse sistematicamente un’emittente giornalistica che in qualche modo trae vantaggio dalla loro diffusione attraverso il grande numero di visualizzazioni ottenute e, quindi, di ricavi pubblicitari. Sempre più spesso vengono denunciate testate che “spacciano” volontariamente notizie false in grado, però, di attirare l’attenzione e l’interesse di molti. Stupisce poi, sempre con l’occhio dell’oggi, come fenomeni localizzati e nella realtà di scarso rilievo, siano diventati, grazie al web, terremoti planetari. L’antrace riguardò unicamente gli Usa, il 90% delle poche vittime della mucca pazza si ebbero in Gran Bretagna, la Sars fu un problema eminentemente asiatico e con solo un piccolo focolaio a Toronto, e così via.


0