04 dicembre 2012

Finlandia e Corea del Sud prime della classe

Che cosa hanno in comune la Finlandia e la Corea del Sud? Ben poco si direbbe, pensando a collocazione geografica, tradizioni culturali, storia e lingua. Eppure si ritrovano ai vertici (al primo e al secondo posto rispettivamente) della classifica globale dei sistemi educativi stilata dall’Economist Intelligence Unit nell’ambito di uno studio svolto per la casa editrice Pearson. La ricerca ha posto a confronto i sistemi di insegnamento di 40 Paesi utilizzando 60 diversi parametri (dalla spesa pubblica per l’istruzione agli stipendi dei docenti, dai risultati dei test OCSE-Pisa al tasso di occupazione di diplomati e laureati): l’obiettivo è individuare gli elementi determinanti per l’efficacia dei sistemi formativi e offrire dunque utili strumenti per interventi e politiche intesi a migliorarli ove necessario, in considerazione anche del rapporto tra le competenze dei giovani che si affacciano nel mondo del lavoro e la competitività economica di un Paese. Per la verità anche i sistemi scolastici dei due Paesi classificatisi ai primi posti sembrano avere ben poco in comune, anzi appaiono per certi versi opposti. Più flessibile, volto a coltivare soprattutto aspetti come la creatività e l’autonomia, fondato su un sistema che prevede meno ore di lezione e pochi compiti a casa quello finlandese; più rigido, basato in gran parte sull’apprendimento mnemonico e scandito da verifiche quello coreano. Eppure la ricerca ha dimostrato che alcuni elementi in comune ci sono, e sembrano essere quelli vincenti. In entrambi i Paesi viene attribuita grande importanza alla classe docente e ne viene curato l’aggiornamento, gli insegnanti sono considerati dei veri professionisti, cui è riconosciuto anche socialmente un ruolo di rilievo; così come a livello sia politico sia sociale l’educazione è percepita (e supportata anche con adeguati investimenti della spesa pubblica) come un valore centrale. Lo stipendio percepito dai docenti non sembra essere un fattore determinante, mentre in entrambi i sistemi è alimentata la motivazione degli insegnanti e degli studenti e si fa leva sul senso di responsabilità per raggiungere gli obiettivi. È proprio su questi aspetti che bisogna dunque riflettere per comprendere il posizionamento – poco entusiasmante – al 24° posto dell’Italia; sul ruolo degli insegnanti, sulla riorganizzazione del sistema scolastico, sulla necessità di aggiornare una scuola spesso percepita dagli studenti come desueta e sorpassata dalla realtà. Ma soprattutto riportando al centro il valore della formazione come investimento morale e materiale per il futuro.


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