3 febbraio 2021

Freddure. Fotoreportage sulla povertà abitativa a Roma

 

A Roma il circolo Arci “Sparwasser” sono due serrande gialle in via del Pigneto, a pochi passi dalla stazione della metro. Dentro una sala di circa 100 m2, sulla destra un bancone per il servizio bar e in fondo un soppalco rialzato che negli ultimi giorni è diventato un refettorio. Nell’impossibilità di portare avanti le loro attività usuali i ragazzi e le ragazze di Sparwasser, tutti volontari, hanno deciso di aprire comunque le porte del locale: è partito alcuni giorni fa il progetto Qui c’è posto, e nella stessa sala dove prima si svolgevano concerti, dibattiti e attività sociali ora si trovano 8 letti coperti da piumoni viola e accuratamente separati tra di loro da divisori, che garantiscono la privacy e mettono al riparo dalla diffusione del virus.

Un letto all’interno dello Sparwasser. Al lato gli effetti personali di un utente (foto di Fabrizio Sansoni)

«I letti e i materassi sono stati donati, e le spese sostenute attraverso un crowdfunding che ha raccolto più di 8.000 € in pochi giorni», ci racconta Anastasia che è la prima ad accoglierci. Oltre all’alloggio si offrono anche un pasto per cena e un pranzo al sacco per la giornata; a ogni nuovo utente viene effettuato un tampone gratuito e c’è un medico volontario in caso di necessità.  L’iniziativa è di Sparwasser, ma in realtà di tutto il quartiere: le persone hanno risposto immediatamente all’appello, proponendosi soprattutto per cucinare i pasti, al punto che a tre giorni dall’inizio del progetto hanno già coperto tutti i turni fino a fine febbraio aiutati da quasi 100 volontari e volontarie.

A. si avvicina mentre parliamo con Anastasia e Alberto, si trova lì da un paio di giorni. Ci racconta che viene dal Pakistan ed è stato prima a Ancona, dove ha studiato l’Italiano e lavorato come tecnico delle luci in una discoteca; poi Germania, di nuovo Italia e infine qui, via del Pigneto, dove ha assaggiato per la prima volta la pizza con le verdure, dopo tanti anni di margherita. Gli è piaciuta.

A. ci racconta la sua storia e scherziamo insieme, viene dal Pakistan e conosce 6 lingue (foto di Fabrizio Sansoni)

Il circolo è ufficialmente aperto dalle 19 alle 9 per l’ospitalità, e ogni mattina viene sanificato da una ditta specializzata, «anche se, racconta Anastasia, spesso le persone iniziano ad arrivare prima, quando la temperatura comincia e scendere». Gli utenti vengono segnalati dal resto della rete dei circoli Arci e dalla Comunità di Sant’Egidio, che gestisce altri punti d’accoglienza e indirizza da loro le persone; possono rimanere quanto vogliono, e la mattina se non hanno intenzione di tornare lo comunicano, così che un nuovo ospite possa entrare. Insieme a loro dorme sempre un volontario che dà un aiuto dove c’è bisogno: lo slogan del progetto è #caloreumano, e oltre a beni di prima necessità si offrono tempo, relazioni, disponibilità, compagnia. 

Sanno perfettamente di non poter offrire una soluzione strutturale ma solo un appoggio provvisorio. «Abbiamo lanciato una petizione per chiedere al Comune di aprire le stazioni della metropolitana per offrire riparo, con oltre 45.000 firme», ci racconta Alberto, presidente di Nonna Roma e attivista di Sparwasser, dentro le mura del locale. La petizione è arrivata in aula Giulio Cesare al Campidoglio e la delibera è stata approvata a maggioranza, per cui ora attendono un decreto. Nel frattempo, da alcune settimane hanno intessuto un dialogo tra il Comune e Federalberghi, che si è detta disponibile a offrire le camere libere delle strutture a un prezzo concordato, e sperano di riuscire a concludere l’accordo.

I volontari di Nonna Roma preparano le cassette da distribuire alle famiglie mentre un’altra persona lavora allo sportello legale (foto di Fabrizio Sansoni)

Sabato mattina entriamo nel magazzino di Nonna Roma, in via Togliatti. «Nel 2017 proprio da Sparwasser è nato il banco di mutuo soccorso. Inizialmente consegnavamo solo generi alimentari e di prima necessità, ora cerchiamo di fare un po’ tutto quello che serve». Alberto ci mostra lo spazio e i volontari al lavoro. Sono ospiti del V Municipio, in un magazzino che gli è stato affidato, due piani sotto i Servizi sociali con cui collaborano nella segnalazione delle persone. Sulla sinistra una stanza ricavata con delle cassette inutilizzate, dove si fornisce assistenza legale; all’ingresso vengono fatti compilare dei questionari agli utenti, per tracciare le fragilità e capire come intervenire. Le richieste sono notevolmente aumentate, «prima del lockdown assistevamo circa 250 famiglie, nei mesi di marzo e aprile abbiamo toccato le 8.000 su quasi tutta la città quando eravamo partiti da un solo Municipio», spiega sempre Alberto, «la situazione della povertà è cambiata, è più diffusa ed è facile scivolare sotto la soglia minima. Stiamo scrivendo un libro sulla nostra esperienza e sui dati raccolti, con l’ambizione di diventare una sorta di ‘agenzia interinale dal basso’». Da lì ci spostiamo per raggiungere un altro circolo, sempre a Roma Est.

Incastonato tra le serrande di via Casilina, con vista sulle rotaie del tram, si trova il circolo Arci Pianeta Sonoro. Intorno alle 16 entriamo e conosciamo Roberta, che insieme a Davide gestisce il posto. Soffitti bassi e insonorizzati, tre salette nascoste sul retro, abitualmente questa era una scuola di musica e un centro di sperimentazione sul suono. Ora è la casa di Akkittate, appello partito da qui e sottoscritto dalla rete dei circoli Arci di Roma. «“Acchittarsi” a Roma significa sistemarsi, organizzarsi, per uscire una sera così come per dormire più comodi: per noi è “acchittare” chi dorme in strada, dare ciò di cui si ha bisogno, ma anche organizzare le persone per intervenire, acchittare una squadra» ci dice Davide.

Al circolo Pianeta Sonoro si prepara il tè caldo. È la prima cosa ad essere distribuita (foto di Fabrizio Sansoni)

Tra i volontari che ogni sabato si danno da fare incontriamo G. Vive in strada e viene a dare una mano da quando li ha conosciuti. Il sensazionalismo dei reportage giornalistici sulla pelle di chi sta in strada non gli piace e ce lo spiega da subito. Viene da Damasco, dove anni fa anche lui organizzava gruppi di mutuo aiuto tra le persone nella sua parrocchia, e ora ogni sabato è componente fondamentale della squadra di Akkittate. 

G. ci mostra la sua casa e il giardino che ha costruito davanti: in uno spazio così piccolo l’organizzazione è fondamentale (foto di Fabrizio Sansoni)

Alle 19 circa usciamo, divisi in tre gruppi che coprono diverse zone della città: noi siamo nel terzo gruppo e andiamo verso il quartiere San Lorenzo e poi la zona di Ostiense. Ci fermiamo in via Tiburtina, poi davanti al Verano. Ogni incontro è lungo, ci si ferma a parlare anche diversi minuti perché il loro è un servizio «laico e orizzontale, non ci sono poveri e benefattori, ma solo persone. È fondamentale conoscersi, stiamo bussando a casa loro, e se chiedono qualcosa che non abbiamo lo segniamo e torniamo la prossima settimana» ci dice Davide mentre serviamo il tè. Durante il giro emerge l’esperienza di G., conosce i luoghi e le persone, sa riconoscere le situazioni e distinguere tra quelle serie e non serie, ci indirizza e istruisce.

Oltre ai beni materiali, calore umano (foto di Fabrizio Sansoni)

Ci spostiamo verso via dello Scalo di San Lorenzo, ma prima facciamo sosta «da due amici» ci dice Davide; sono persone che hanno conosciuto nelle settimane precedenti e vogliono vedere come stanno. Da lì in un grande parcheggio dove stazionano diverse roulotte, e ricominciamo.

Si dà la cena a chi la vuole, preparata ogni settimana in uno spazio diverso che dà la disponibilità, poi da bagagliai vengono fuori i vestiti e le coperte, il bene più richiesto, ma si chiacchiera anche, si danno consigli e ci si scambia storie di vita.

F. è un abitante delle roulotte del parcheggio dietro Scalo San Lorenzo insieme ad altre 20 persone (foto di Fabrizio Sansoni)

Ci muoviamo infine verso via Marmorata, davanti al palazzo delle poste. Qui, sotto gli archi, si trova una decina di persone e si ripete la stessa scena, mentre ci sediamo a parlare con J. dopo che Davide ce lo ha presentato. Ci racconta di lui ma in realtà parliamo di tutto, di Dio e del potere, dei suoi progetti di vita futuri.

Anche chi vive in strada ha una sua comunità: tra le roulotte un tavolino e dei divani fanno da salotto (foto di Fabrizio Sansoni)

Mentre andiamo via arriva la notizia che le forze dell’ordine hanno sgomberato alcune persone che dormivano a piazza Vittorio. Gli interventi mutualistici cercano di incalzare le istituzioni a prendere provvedimenti strutturali e al contempo di resistere alla brutalità delle ordinanze. «Dobbiamo uscire dalla logica dell’emergenza freddo. Sia perché dicembre torna tutti gli anni, quindi non è un’emergenza, sappiamo che succederà, sia perché il freddo non toglie che questa situazione sia inaccettabile anche in altri momenti. Dormire in strada ti toglie la dignità ora come ad agosto, non è un problema di temperature» dice Davide.

G. e una volontaria arrivano con le coperte alle poste di via Marmorata (foto di Fabrizio Sansoni)

A Roma il problema della povertà abitativa non è una questione recente, ma ha conosciuto negli ultimi due anni un importante inasprimento. Le stime, molto dubbie, sulle persone senza dimora arrivano fino a 15.000 nella capitale. Le realtà dei volontari chiedono che si ripensino le politiche di accoglienza e di welfare, per orientare delle soluzioni che mirino a garantire gli strumenti necessari per emanciparsi e ritrovare autonomia. A uccidere, nel contesto dell’emergenza abitativa, più del freddo è la mancanza di cura.

Piazzale Ostiense, ultima tappa dell’intervento: qui si danno soprattutto cibo e coperte (foto di Fabrizio Sansoni)

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Immagine di copertina: Il palazzo delle poste di via Marmorata a Roma: sotto i suoi portici di notte dormono una decina di persone (foto di Fabrizio Sansoni)

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