25 novembre 2019

Giornata contro la violenza sulle donne, ma la situazione peggiora

Si celebra oggi, 25 novembre, la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’ONU nel 1999 partendo dal presupposto che la violenza contro le donne sia in primo luogo una violazione dei diritti umani, violazione dovuta a una discriminazione di base frutto delle perduranti disuguaglianze che tuttora, purtroppo, esistono tra i generi.

Il 25 novembre segna dunque l’inizio di oltre due settimane di mobilitazione contro la violenza di genere, i Sedici giorni di attivismo contro la violenza basata sul genere, che culmineranno il 10 dicembre con la Giornata dei diritti umani, con lo scopo di sensibilizzare le coscienze nonché di ottenere un sostegno, il più vasto possibile, da parte dell’opinione pubblica.

L’importanza di queste iniziative e il loro grande rilievo, non solo simbolico, fa però purtroppo da contraltare a una serie di dati allarmanti che restituiscono la portata di quanto sia grave ancora oggi il problema, anche nel nostro Paese.

In effetti, il rapporto Eures 2019, dal titolo Femminicidio e violenza di genere in Italia, recentemente reso noto, mostra come in Italia i femminicidi continuino ad aumentare, mancando in maniera sostanziale risorse e strumenti da destinare all’eliminazione della violenza contro le donne.

Il rapporto conferma infatti come la situazione sia estremamente grave anche nel nostro Paese: l’anno scorso, nel 2018, sono state uccise 142 donne (con un aumento dello 0,7%), di cui 119 in ambito familiare (con un preoccupante balzo in avanti del 6,3%), e 94 sono state le vittime nei primi dieci mesi del 2019, cioè quasi una ogni tre giorni; una percentuale così elevata di vittime femminili (40,3%) mai registrata in precedenza.

Le donne vengono uccise nella maggior parte dei casi a causa di gelosia e possesso, e parallelamente agli omicidi aumentano anche le denunce di violenza sessuale (circa 5.000 nel 2018 e il 25,9% del totale proviene da minorenni), stalking e maltrattamenti in famiglia.

Negli ultimi vent’anni circa, a partire dal 2000, sono state uccise 3.230 donne: 2.355 in ambito familiare e 1.564 hanno trovato la morte per mano del proprio marito/compagno o ex; proprio gli ex compagni, secondo i dati Istat degli ultimi cinque anni, hanno provocato violenza fisica o sessuale a 538.000 donne.

In molti di questi casi la violenza è avvenuta poi in presenza dei figli o, peggio, ha coinvolto direttamente i figli della coppia; inoltre, nel 2018 è il Nord Italia a confermare il maggior numero di vittime femminili con la Lombardia al primo posto (20 donne uccise), seguita poi da Campania (19), Piemonte (13) e Lazio (12).

Infine, proprio la colpevole mancanza di risorse e la burocrazia esasperata che spesso impedisce di spendere anche i fondi già stanziati viene confermata dalla difficilissima situazione italiana, monitorata da ActionAid a proposito dei Fondi statali antiviolenza dal 2015 al 2019, che avevano fatto seguito all’approvazione della cosiddetta legge sul femminicidio (119/2013): in molte regioni, infatti, i centri antiviolenza e le case rifugio, che per moltissime donne sono una vera ancora di salvezza, rischiano di chiudere o si muovono comunque tra enormi difficoltà economiche non ricevendo quanto, invece, spetterebbe loro.

 

Crediti immagine: nonmisvegliate, attraverso pixabay.com

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