27 gennaio 2022

Giorno della memoria, il difficile compito di ricordare

Il Giorno della memoria, dedicato alle vittime dell’Olocausto, è un’occasione per riflettere sulle cause di un doloroso passato e al tempo stesso consolidare le basi, attivarsi, perché nel presente e nel futuro le cause che generarono la Shoah non si ripresentino. La data ricorda il giorno in cui, nel 1945, fu liberato il campo di sterminio di Auschwitz dall’avanzata dell’Armata Rossa ed è stata scelta prima da diversi Paesi tra cui l’Italia e poi a livello globale, su iniziativa dell’ONU, nel 2005, per ricordare i milioni di morti della Shoah e anche onorare chi a quella tragedia si è opposto.

Ricordare e trasmettere la memoria è un impegno arduo, soprattutto in una società immersa nel presente e dominata dalla velocità. Si avverte sempre più l’esigenza di non restare, in questa circostanza, nei recinti consolidati, prigionieri di parole e di modalità di trasmissione che appaiono paradossalmente necessarie ma al tempo stesso non del tutto efficaci quando ci si trova di fronte al compito non facile di raccontare ai giovani e ai giovanissimi. Questo passato è spesso da loro percepito come distante e poco decifrabile, ma è importante che la comunità si assuma il carico di trasmettere la memoria, perché questa è in realtà indispensabile per orientarsi nel mondo e implica scelte decisive per l’oggi. I testimoni diretti inevitabilmente diventano pochi e una parte dell’opinione pubblica considera l’Olocausto un evento lontano, che appartiene alla storia, che ha pochi rimandi nell’attualità e apparentemente non getta ombre sul futuro, su cui si ritiene incidano ben diverse problematiche.

Il riconoscimento della memoria e la condanna, apparentemente unanimi, risultano ad un esame più attento fragili, insidiati non tanto dal revisionismo o dal negazionismo, ma piuttosto dal male sottile dell’indifferenza e dal risorgere di nuovi venti, inconsapevoli del passato, dell’intolleranza, dell’odio e della discriminazione. Fra coloro che questa memoria vogliono custodire e farne discrimine affiora il dubbio che la questione non sia stata negli anni sempre proposta nella maniera più efficace, stimolando la ricerca di diverse modalità, soprattutto per affrontare la questione nelle scuole e tra i giovani. Una sfida che è sollecitata dal contrasto abbastanza stridente fra la diffusione di attività dedicate alla memoria della Shoah e l’aumento dei fenomeni di razzismo e di intolleranza, spesso anche apertamente antisemiti, che si registrato negli ultimi anni.

Le occasioni dedicate alla memoria sono state peraltro anche diversificate, perché sia istituzionali, sia nate nell’ambito scolastico, sia dalla società civile; numerose quelle affidate agli strumenti della creatività e dell’arte, in particolare cinematografica. Eppure gli esiti non sono del tutto incoraggianti. Naturalmente è probabile che i due fenomeni non siano strettamente correlati; lo sviluppo di movimenti razzisti, suprematisti, ultranazionalisti ha radici nei mutamenti indotti dalla globalizzazione, e atteggiamenti discriminatori e ricerca esasperata di identità nazionali spesso non sono attraversati da orientamenti nostalgici o revisionistici. Nondimeno le campagne sulla memoria e su questa specifica memoria, anche se utili, non hanno avuto l’effetto desiderato. L’ostilità verso chi è diverso, che tracima sovente nell’odio se non nella violenza, è estremamente diffusa. Porsi allora domande può stimolare ad assolvere in modo più efficace questa trasmissione di saperi e di emozioni.

Uno degli aspetti da riattraversare è la dicotomia fra Memoria e Storia, alla ricerca di una diversa alleanza. Paradossalmente nei giovani può sorgere l’impressione che la memoria sia una narrazione retorica che non corrisponde alla complessità dei fatti e al tempo stesso che la storia sia un’indagine minuziosa, utile per conoscere il passato, che non ha però legami con il presente. La storia della Shoah a quel punto è solo un altro capitolo del libro, dopo gli Assiri e le guerre di successione. Noi parliamo giustamente di Giorno della memoria perché di una dimensione anche emotiva e intima abbiamo bisogno, perché diventi, basandosi sulla storia, una narrazione convinta e condivisa, un vero argine perché l’orrore non si ripeta. La memoria è portatrice di giudizi, di valori, e ci orienta nel presente. La storia va nella stessa direzione, ma con un altro passo e diversa, complessa, metodologia. Ma una memoria senza storia, che non si alimenti e non si ridefinisca, pur nella sua relativa autonomia, con il suo contributo, suona come ideologia e retorica. La storia con il suo spietato scavo non evoca eroi o miti ma ci riporta piuttosto a persone incastonate in specifiche circostanze, che talvolta hanno provato a fare la cosa giusta. Nella loro umanità e fragilità sono a noi più vicine, più accessibili anche alla memoria.

Inoltre, la memoria ha anche bisogno, quasi un’urgenza, di coniugarsi con i nuovi linguaggi, con i nuovi mezzi di comunicazione e, soprattutto, di indicare nel tempo attuale ricorrenze e similitudini, senza appiattirle, e illuminandole, illuminare sé stessa. La memoria dell’Olocausto può infatti essere resa più comprensibile con riferimenti alle diverse ma comunque atroci discriminazioni e violazioni dei diritti umani del mondo attuale. Quell’odio, quel nazionalismo estremo, quell’idea di superiorità razziale che portarono al genocidio di un intero popolo, che costruirono l’orrore di Auschwitz, sono ancora vivi, anche se non si ripetono nelle stesse forme e non agitano uguali parole d’ordine. Se comprendiamo che, in modalità mutate, quel complesso di cose che ha generato l’Olocausto, nel cuore dell’Europa, pochi decenni fa, è ancora vivo e operante, dentro e fuori di noi, il comando di Primo Levi, «meditate che questo è stato», ci suonerà vivo e necessario, sempre, stando in casa e andando per via, coricandoci e alzandoci.

 

Con questo spirito gli studenti della classe 4B del liceo scientifico Giulietta Banzi Bazoli di Lecce hanno realizzato il video che di seguito, con piacere, pubblichiamo.

 

 

Giorno della memoria 2022 – “Accade ancora”

 

Immagine di copertina: Due pietre d’inciampo. Crediti: FotoRieth / pixabay.com

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