19 marzo 2015

Giù le mani

Non si alzano le mani sui bambini: il Consiglio d’Europa lo ha ribadito con la condanna della Francia per la violazione dell’articolo 17 della Carta europea dei diritti sociali, che prevede di “proteggere i bambini e gli adolescenti contro la negligenza, la violenza e lo sfruttamento”.

Si tratta di una condanna simbolica, che non prevede sanzioni, che sottolinea però come la Francia non contempli un divieto sufficientemente “chiaro, vincolante e preciso” delle punizioni corporali; la violenza contro i bambini è ovviamente vietata in Francia, ma si riconosce il diritto dei genitori di imporre una disciplina ai figli, una formula abbastanza vaga che non chiarisce fino a che punto sia lecito spingersi per farlo. Il portavoce dell’organizzazione britannica Approach, che si batte da tempo per eliminare qualsiasi forma di punizione corporale, nell’esprimere soddisfazione per il provvedimento ha sottolineato come “in molti Paesi le punizioni violente sui bambini siano l’unica forma di violenza interpersonale in ambito domestico ancora legale”. Dei 47 Paesi membri del Consiglio d’Europa solo 22 si sono espressi esplicitamente contro le punizioni corporali con specifici provvedimenti legislativi: l’Italia non è fra questi, ed è infatti sotto osservazione per gli stessi motivi della Francia e potrebbe ricevere un’analoga condanna. Certo molte cose sono cambiate anche nel nostro Paese negli ultimi decenni: ma se nella scuola le bacchettate e gli scapaccioni inflitti dai professori ai ragazzi in un passato non lontanissimo sono ormai impensabili, all’interno della famiglia lo ‘schiaffo educativo’ gode ancora di parecchio credito se nel 2012 secondo Save the Children un quarto dei genitori lo considerava ancora un valido strumento per mettere qualche punto fermo con i figli. Il tema è sempre oggetto di discussioni accanite che coinvolgono genitori, psicologi, insegnanti, educatori: la linea del dialogo sembra ormai prevalere, corroborata da ricerche che dimostrano come le maniere forti non facciano altro che alimentare l’aggressività dei piccoli. Ma spesso succede che anche i teorici della non violenza, complici lo stress e la stanchezza, si lascino scappare qualche sculaccione di troppo. Ma niente paura: anche l’American academy of pediatrics invita a non drammatizzare. Tutto dipende dal contesto affettivo complessivo in cui il singolo episodio si colloca.


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