24 gennaio 2018

Hate crimes, quel che resta dell’odio

I crimini ispirati all’odio (più noti forse nella forma inglese hate crimes) sono reati commessi a causa di pregiudizi contro una determinata categoria di persone: le vittime sono colpite non in quanto individui ma in ragione della propria identità di gruppo, ovvero in base a ciò che viene definito ‘razza’, all’origine nazionale, alla religione professata, all’orientamento sessuale o all’appartenenza a un gruppo comunque considerato ‘altro’, come per esempio i disabili. Sono reati particolarmente insidiosi, non solo per gravità del singolo atto, ma perché minano la coesione sociale delle comunità, provocano fenomeni di ritorsione che possono degenerare in una spirale di cui è facile perdere il controllo e porre le basi per conseguenze disastrose a livello nazionale e internazionale. E se l’Europa tende a cullarsi nella rassicurante opinione che le tragiche vicende del Novecento – il nazismo, la guerra, l’Olocausto –  siano state un vaccino permanente, i dati che raccoglie annualmente l’Office for democratic institutions and human rights (ODIHR, dipartimento dell’OSCE) rappresentano invece un monito a non abbassare la guardia e a coltivare la memoria, perché quelli che vengono troppo spesso con leggerezza definiti ‘rigurgiti di razzismo’ non sono casi isolati ma fenomeni potenzialmente esplosivi che vanno combattuti con mezzi e strategie adeguati.

La relazione pubblicata a fine 2017 riporta i dati relativi al 2016, cumulando fonti ufficiali e dati forniti da enti attivi nella società civile, consultabili per nazione e per tipologia di pregiudizio e di incidente (dalle minacce ai danni verso le proprietà agli attacchi violenti contro le persone); come sottolinea lo stesso ODIHR non è possibile paragonare i dati e l’incidenza delle varie tipologie di hate crimes di nazioni diverse perché le metodologie e l’entità dei rilevamenti variano da Paese a Paese. Una notazione che mette in luce un aspetto fondamentale, e cioè che il fenomeno è con tutta probabilità sottostimato: le vittime infatti spesso appartengono a minoranze già marginalizzate, con scarsa fiducia nelle istituzioni e timore di non essere credute, aspetto a cui si aggiungono in qualche caso anche difficoltà linguistiche.

Ciò che colpisce tuttavia è la preponderanza quasi dovunque dei crimini di odio legati a xenofobia e razzismo: la paura dello ‘straniero’ – percepito come estraneo non assimilabile – spesso accompagnata da islamofobia percorre l’Europa da est a ovest e si trasforma in violenza. Così come è sconfortante il permanere di sacche di antisemitismo in Paesi come la Polonia o la Germania che dovrebbero appunto essere stati vaccinati dalla Storia. Anche in Italia non si sfugge al primato dei crimini di odio legati a razzismo e xenofobia, ma numerosi sono anche i reati commessi ai danni dei disabili, e quelli contro Rom e Sinti.


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