12 aprile 2018

Homeschooling, la scuola fatta in casa

Non c’è una giornata tipo per chi pratica lo homeschooling, non ci sono orari fissi, ritmi scanditi dalla campanella e progressione rigida dei programmi: quando sono i genitori a provvedere in proprio all’istruzione dei figli, la lezione di scienze può prendere forma durante un’uscita al parco o magari in cucina mentre si prepara la cena, la   si impara viaggiando, ci si esercita con le  tagliando fette di torta (fatta in casa ovviamente), e per affrontare un argomento di storia si prende spunto da una visita a un museo. È la vita quotidiana a offrire spunti e opportunità per sviluppare competenze e approfondire temi.

Lo homeschooling, una tendenza nata negli Stati Uniti, dove coinvolge 2 milioni di ragazzi, si sta affermando anche in Europa, benché con sensibili differenze: sono 70.000 in Gran Bretagna, 3.000 in Francia e 1.500 in Italia i ragazzi che seguono l’educazione parentale, mentre in Germania non è consentita in alcun modo. Nel nostro Paese i genitori che vogliano seguire questo percorso devono rilasciare al dirigente scolastico della scuola più vicina una autocertificazione da rinnovare annualmente sul possesso della “capacità tecnica o economica” atta a provvedere autonomamente, e alla fine di ogni anno i ragazzi sono chiamati a sostenere un esame di idoneità obbligatorio; ma si può compiere l’intero corso di studi fino all’iscrizione all’università senza aver mai passato un giorno in classe. Chi non ha le competenze necessarie coinvolge altre persone, si creano reti di genitori, e il web è un alleato prezioso.

Varie le motivazioni alla base della scelta: si va dalla la convinzione molto diffusa che la scuola sia arretrata, con modalità di insegnamento ripetitive e nozionistiche, che mortificano la creatività e la passione, alle preoccupazioni che si trasmettano insegnamenti incompatibili con la propria fede (specie su gender e omosessualità), alla sfiducia che la scuola sappia venire incontro alle esigenze di bambini con necessità o difficoltà di apprendimento particolari. Soprattutto si vuole lasciare spazio alle esigenze del singolo, valorizzandone le qualità e le inclinazioni, assecondando i ritmi personali di apprendimento e gestendo il tempo in modo creativo e multidisciplinare, senza lo stress del confronto con gli altri. Ma è proprio questo uno dei punti più controversi e discussi rispetto allo homeschooling: ai bambini e ragazzi che studiano a casa manca appunto la dimensione del gruppo – con le sue dinamiche e i suoi equilibri – che è già di per sé un elemento educativo, perché insegna a gestire i rapporti con gli altri, e a interagire in uno spazio proprio, senza la onnipresente mediazione dei genitori.

Crediti immagine: Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0). Autore: Lyn Lomasi