26 novembre 2021

Il calcio in TV alla prova dello streaming

«Addobbato per esigenze del nuovo copione calcistico a scomodo ‒ oltreché per ora umido ‒ salotto, l’Olimpico offre l’opportunità mai sperimentata di proporre alle comunità di tifosi di assistere in piacevole assemblea alle trasmissioni televisive della giornata. Sui grandi schermi che si ergono sulle curve c’è meno pubblicità ma tante immagini delle partite già giocate, nel pomeriggio. Gol, interviste e commenti. Di tutto si parla, tranne che della sfida imminente. Un modo diverso di consumare l’attesa». Così Gianni Nicolini racconta il 30 agosto 1993 nelle pagine dello sport del Corriere della sera i momenti precedenti Lazio-Foggia, primo posticipo nella storia del calcio italiano andato in onda la sera prima, solo per abbonati, su Tele+2 con la cronaca di Massimo Marianella. Una rivoluzione per il piccolo schermo e per il calcio. Anzi, l’inizio di un nuovo modo di seguire il calcio in TV, un modo cresciuto negli anni fino a diventare un vero e proprio fenomeno, quel ‘calcio spezzatino’ così avversato da una frangia di tifosi nostalgici.

Proprio pochi giorni prima del primo posticipo è Arrigo Sacchi, allora ct della Nazionale italiana di calcio, a prendere posizione contro quello che all’epoca veniva considerato “l’eccesso di calcio televisivo” che avrebbe potuto nuocere al calcio stesso. «Non sono più così certo. Vengono prodotti anche stimoli positivi», risponde Sacchi, in un’intervista pubblicata dal Corriere della sera il 27 agosto 1993, al giornalista che gli chiede se, appunto, l’eccesso di calcio televisivo faccia male al calcio. 

Per Sacchi, infatti, «nella dose massiccia di partite teletrasmesse» c’è che «si vede di più e quindi che si impara di più. C’è il contatto con squadre diverse. Se ne discute, ci si confronta, si capisce».

Se è vero che il calcio ha accompagnato la TV sin dagli esordi (la prima partita trasmessa in televisione porta la data del 5 febbraio 1950, quando la RAI per i soli abbonati di Torino e dintorni trasmette Juventus-Milan), contribuendo anche a farla crescere, l’arrivo delle pay-tv e poi, più recentemente, delle piattaforme streaming ha contribuito a fare un ulteriore passo in avanti non senza polemiche.

Secondo i dati della ricerca StageUp/Ipsos La Serie A nel XXI Secolo: evoluzione dell’interesse, del tifo e dei ritorni per gli sponsor del 2019, le telecronache sulle pay-tv sono passate dal 19% del 2002, quando a trasmetterle era Tele+/Stream, al 39% del 2010 per Sky e al 24% su Mediaset Premium, fino a raggiungere nel 2019 il 41% su Sky e il 20% su DAZN. La pay-tv, prima, e le piattaforme in streaming, dopo, hanno cambiato le abitudini dei tifosi che seguono il calcio in TV. Difficile districarsi tra le offerte del calcio in televisione, ma l’offerta pesa anche sui bilanci familiari visto che per seguire le partite di Serie A, di B, quelle di Coppa e il calcio internazionale occorre più di un abbonamento. Ad esempio, la piattaforma streaming DAZN detiene i diritti di tutte le partite di Serie A, togliendo di fatto il monopolio a Sky, che comunque ne trasmette tre ogni fine settimana. DAZN ha iniziato ad erodere il monopolio della TV di Murdoch nel 2018 con la trasmissione di tre partite di A. Poi quest’anno la conquista finale grazie ad un’offerta di 840 milioni di euro contro i 750 di Sky e nonostante il malumore di diverse società di Serie A. Per tre stagioni (2021-24), DAZN trasmetterà un totale di 266 partite (7 a giornata) di Serie A in esclusiva e un totale di 114 partite (3 a giornata) in co-esclusiva. A luglio, poi, è stato scongiurato il rischio di un inasprimento del ‘calcio spezzatino’, ovvero 10 partite di Serie A spalmate in 10 orari diversi, ma rimane il fatto che i match restano suddivisi lungo tutto il week-end e non mancano problemi tecnici che stanno creando non pochi disagi agli abbonati. Come quelli registrati durante la prima di campionato quando gli abbonati hanno lamentato sui social network rallentamenti nella trasmissione, salti e buffering, ovvero quando ​​una rotellina gira a vuoto sulla immagine fissa dello schermo. La società ha attribuito i problemi all’incremento di accessi.

L’ultima protesta, in ordine di tempo, porta l’hashtag #daznout e a scatenarla è stata la recente decisione della piattaforma di non consentire più l’accesso contemporaneo allo stesso abbonamento con due utenze e con due device distanti tra loro. Decisione poi rientrata, ma sullo sfondo resta il nodo pirateria, come ha sottolineato anche l’amministratore delegato della Lega di Serie A, Luigi De Siervo, in un’intervista recente al Sole 24 ore. «La pirateria uccide il calcio ‒ osserva l’ad ‒ non è uno slogan, ma la triste constatazione di un suicidio collettivo perpetrato da certi tifosi che, pur dicendo di amare il calcio, stanno soffocando lo sport più bello del mondo». Per De Siervo «l’allarme lanciato da Dazn deve essere colto dalle autorità e dai principali stakeholder del settore, tra cui noi. L’eliminazione della concurrency poteva evidentemente essere assunta fin dall’estate perché ricalca quanto è previsto in altri Paesi europei come in Spagna. Inciampi e disservizi da parte di Dazn? Il passaggio a una nuova modalità di distribuzione della Serie A richiedeva qualche giornata di assestamento». Inoltre, l’ad della Lega di A ha «sempre pensato che il calcio potesse svolgere la funzione di volano per accelerare il processo di digitalizzazione del nostro Paese» e «nelle ultime settimane non si sono verificati episodi di interruzione nella visione delle gare. Credo che la direzione sia quella giusta e che si possa ancora migliorare per offrire un prodotto sempre più di qualità».

La partita, però, riguarda anche il governo. Non a caso il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e la sottosegretaria Anna Ascani in un recente incontro con DAZN hanno chiesto di non cambiare le regole per gli abbonati in corsa e di migliorare la qualità dell’offerta. Dal canto suo la società ha fatto sapere in una nota che «al di là di quello iniziale complessivo di 2,4 miliardi di euro per le tre stagioni per la trasmissione della Serie A, Dazn ha intensamente lavorato sullo sviluppo della parte tecnologica, a beneficio dell’intero paese. Lavoro che, solo per questa prima stagione, ha già visto un investimento di oltre 10 milioni, e che sarà ulteriormente potenziato nel corso delle prossime». Il ministero dello Sviluppo economico ha chiesto anche alla piattaforma «una maggiore attenzione e chiarezza nelle informazioni ai consumatori» ed ha «espresso l’impegno, anche a nome di tutto il Governo, per rafforzare gli strumenti contro la pirateria», come spiega un comunicato del dicastero. Intanto, secondo il quotidiano Italia Oggi, l’Agcom dovrebbe concludere entro gennaio 2022 l’istruttoria su DAZN, avviata ad ottobre per «la verifica sulla congruità delle metodologie utilizzate da Dazn per la misurazione delle audience del campionato di calcio di Serie A allo scopo di accertare l’attendibilità del dato prodotto», aveva spiegato la stessa Agcom in un comunicato. L’intervento ‒ spiegava in ottobre l’Autorità ‒ «si è reso necessario in considerazione del valore economico e sociale riconosciuto dall’ordinamento al calcio. A questo si aggiunge il diritto degli abbonati di vedere garantita una esperienza di visione soddisfacente, priva di interruzioni e con adeguati standard di qualità considerando che Dazn ha in esclusiva (e co-esclusiva) la trasmissione delle partite di calcio di serie A».

 

Immagine: Un cameraman TV riprende la diretta di una partita di calcio professionistico allo stadio San Siro di Milano (9 dicembre 2018). Crediti: Paolo Bona / Shutterstock.com

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