14 ottobre 2015

Il falò delle vanità cinesi

Le contraddizioni di un grande paese in sviluppo come la Cina si sono evidenziate durante la recente crisi della borsa, quando sembrava implodere una singolare contraddizione fra metodologie dirigiste e finalità liberiste. Ma sono numerosi gli impetuosi paradossi che attraversano e agitano la società cinese; anche per eccesso di visibilità, si segnala recentemente lo “scandaloso” comportamento di molti giovani ricchi di seconda generazione, i cosiddetti fuerdai. Questi ragazzi, figli di milionari (in dollari), pensano soprattutto a divertirsi e fare sfoggio della loro ricchezza: feste sfrenate con alcool e droga, corse notturne con auto di grande cilindrata, dissolutezze e sprechi esibiti, fino alla follia di bruciare “per divertimento” fasci di banconote. In una società in cui si sono contaminate l’austera moderazione confuciana, l’etica egualitaria del comunismo e la sobria laboriosità dei primi capitalisti, questa esplosione di edonismo senza limiti offende e preoccupa. Mentre i cittadini comuni sono indignati dall’ostentazione del lusso sfrenato dopo aver visto i loro modesti risparmi volatilizzati dalla crisi della borsa, le autorità governative e i vertici del partito sono preoccupati per gli sviluppi sociali ed economici. Il sistema delle imprese infatti è prevalentemente basato su aziende a conduzione familiare e la grande maggioranza dei giovani ricchi che dovrebbe ereditare non ha nessuna intenzione di prendersi carico dell’impresa della famiglia. Tale fenomeno di disaffezione, intrecciato con quello del progressivo invecchiamento della popolazione, rischia di rendere fragile lo sviluppo economico: lo stesso presidente Xi Jinping ha mostrato la sua irritazione nei confronti di questi ragazzi che “sanno solo esibire la ricchezza prodotta dai genitori, ma non sanno crearla”. Al di là dell’indignazione, trovare rimedio non è facile: i metodi coercitivi e la repressione dei reati e degli eccessi non bastano a ricostruire una mentalità. In quanto ai corsi obbligatori di cultura tradizionale cinese e di responsabilità sociale riservati ai fuerdai, sembrano un po’ la paradossale riproposizione fuori tempo massimo dei meccanismi della rieducazione. È difficile capire se, nella complessa realtà cinese di oggi, un simile approccio possa funzionare.

 


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