29 maggio 2012

Rimane il divieto della fecondazione eterologa

Il pronunciamento della Corte Costituzionale sulla fecondazione assistita eterologa nasce da una decisione sofferta e ha suscitato numerose polemiche; eppure da un punto di vista immediato lascia le cose come stanno, confermando le disposizioni della legge 40 del 2004 che disciplina la materia e vieta la fecondazione eterologa, cioè con il ricorso al seme di una persona estranea alla coppia coinvolta. La Corte rinvia gli atti ai tribunali di Firenze, di Catania e di Milano che avevano promosso i ricorsi: l’indicazione è quella di valutare la questione alla luce della sopravvenuta sentenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo del 3 novembre 2011, che aveva stabilito che le normative che impediscono alle coppie sterili di ricorrere alla fecondazione in vitro eterologa non rappresentano una violazione del l’articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione europea dei Diritti dell’uomo. La sentenza di Strasburgo originava dal ricorso promosso in Austria da due coppie sterili contro la legge vigente, analoga a quella italiana. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, i singoli tribunali coinvolti potranno decidere di porre in termini diversi la questione di illegittimità e di incostituzionalità, ma nel frattempo resta in vigore il divieto della tecnica eterologa. Il percorso della legge 40 è stato in questi otto anni costellato di polemiche e di ricorsi alla Corte Costituzionale (sedici in tutto) ed è possibile che questo non sia l’ultimo atto. In effetti, gli avvocati delle coppie che hanno avviato la procedura del ricorso parlano di sentenza interlocutoria, che lascia aperta la questione della legittimità costituzionale. I sostenitori della legge ritengono invece che la decisione della Corte europea (sancita necessariamente dalla Corte costituzionale) ponga fine alla disputa sulla legittimità. Non è detto però che a fronte di uno stallo sul versante giuridico, la politica, sollecitata da segmenti della società civile, non decida di riprendere la parola.


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