6 novembre 2018

Il sistema sanitario italiano a seconda delle classifiche

Secondo l’annuale classifica Bloomberg Health Care Efficiency, uscita a settembre, su 56 Paesi presi in considerazione (quelli con una aspettativa di vita di almeno 70 anni, con un PIL pro capite superiore a 5.000 dollari annui e con una popolazione non inferiore ai 5 milioni di cittadini) l’Italia occupa il 4° posto dei sistemi sanitari più efficienti al mondo, dopo Hong Kong, Singapore e Spagna. I dati si riferiscono al 2015 e, rispetto all’anno precedente, il nostro Paese è salito di due punti. In Europa (nel senso di UE), Paesi con sistemi particolarmente inefficienti secondo Bloomberg sono la Bulgaria, all’ultimo posto, la Germania (al 45°), l’Ungheria (al 42°) e la Danimarca (al 41°), mentre gli Stati Uniti sono addirittura penultimi.

Certamente tale classifica potrebbe suscitare qualche perplessità o almeno stupore, e in effetti i criteri utilizzati per stilarla sono da più parti messi in discussione: Bloomberg si basa infatti sul rapporto tra l’aspettativa di vita (che pesa per il 60%), la percentuale del PIL destinata alla sanità (30%) e la spesa sanitaria pro capite assoluta (10%). Ma la longevità è un aspetto che dipende in buona parte da altri fattori, come l’alimentazione, l’inquinamento, il contesto sociale, e non può essere considerata come correlata esclusivamente al sistema sanitario. Inoltre, si creano dei paradossi perché, considerando per esempio il caso americano, un livello così basso nella classifica Bloomberg è in parte causato dall’aumento della spesa sanitaria dovuta all’Obama Care, i cui effetti sulla longevità non possono essere misurati nell’immediato; analogamente, il nostro miglioramento dipende dai tagli alla sanità, le cui conseguenze potremo scoprire solo in futuro.

Valutare un sistema sanitario nazionale e la sua efficacia è dunque più complesso di quanto proposto dalla classifica Bloomberg. Un indice considerato di maggiore completezza e affidabilità è l’Euro Health Consumer Index, pubblicato dall’Health Consumer Powerhouse, che include 46 indicatori divisi per aree (diritti dei pazienti e informazione; accesso alle cure; risultati trattamenti; gamma servizi; prevenzione; uso di prodotti farmaceutici) e prende anche in considerazione il giudizio degli utenti: nella classifica 2017 (uscita nel 2018), l’Italia occupa la 20a posizione in Europa, e i Paesi Bassi, la Svizzera e la Danimarca si collocano nelle prime tre: tale basso posizionamento italiano è soprattutto dovuto alle disuguaglianze regionali e d’area, tra Nord, Centro e Sud, per cui si contrappongono a situazioni di eccellenza altre di grave inefficienza.

Un ulteriore tentativo di classificazione è stato compiuto con lo Healthcare Quality and Access Index (Indice di qualità e accesso ai servizi sanitari), che si serve dei dati del Global Burden of Diseases, Injuries, and Risk Factors Study relativi a 195 Paesi nel periodo tra il 1990 e il 2016 e prende in considerazione 32 cause di malattia e lesioni non letali se trattate con cure mediche di alta qualità, correlandole ad altri indicatori come la spesa sanitaria pro capite o le risorse umane disponibili: in questo studio l’Italia si classifica, nuovamente, molto in alto: al 9° posto (con 95 punti su 100), preceduta solo da Islanda e Norvegia (97), Paesi Bassi, Lussemburgo, Australia, Finlandia e Svizzera (96).

 

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