22 settembre 2020

Il voto degli italiani prima di tutto contro la paura del contagio

La prima considerazione da fare rispetto all’appuntamento elettorale di domenica 20 e lunedì 21 settembre dedicato al referendum sul taglio del numero dei parlamentari e alle elezioni regionali è che la paura del contagio è stata sconfitta e la partecipazione al voto, nonostante numerose circostanze sfavorevoli, è risultata alla fine piuttosto elevata. Ha partecipato al voto per il referendum costituzionale il 53,84% degli aventi diritto, con percentuali elevate anche dove non si votava per le regionali. Si tratta inoltre di un segnale forte verso il ritorno alla normalità, nonostante l’andamento dell’emergenza sanitaria non sia del tutto rassicurante.

I risultati del referendum hanno rispettato le previsioni, con una vittoria larga del ‘sì’, che ha sfiorato il 70%.  Quindi ci sarà una riduzione del numero dei parlamentari dagli attuali 945 (630 alla Camera e 315 al Senato) a 600 (400 alla Camera e 200 al Senato). Per convalidare il risultato non era previsto il quorum in quanto si trattava di un referendum confermativo: la legge era stata già approvata con una larga maggioranza e tutti i maggiori partiti avevano votato a favore. Anche in occasione del referendum si sono schierati per il ‘sì’ Movimento 5 stelle, Partito democratico, Lega e Fratelli d’Italia. Hanno lasciato libertà di voto a iscritti ed elettori Forza Italia, Italia viva e Liberi e uguali; schierati per il ‘no’ Più Europa e Azione, il movimento guidato da Carlo Calenda. All’interno dei partiti però vi erano stati numerosi pronunciamenti a favore del ‘no’, tra cui quelli di Attilio Fontana, Giancarlo Giorgetti, Gian Marco Centinaio della Lega e, fra gli esponenti della sinistra, di Romano Prodi, Walter Veltroni, Laura Boldrini, Pietro Grasso. Con queste posizioni di partenza, la netta vittoria del ‘sì’ era piuttosto scontata e le conseguenze politiche non dovrebbero essere rilevanti, anche se rimane il fatto che il taglio dei parlamentari ha rappresentato nella fase recente una battaglia identitaria importante soprattutto per il Movimento 5 stelle, che quindi ha espresso con forza la sua soddisfazione. Le preoccupazioni per una diminuzione della rappresentanza e della democrazia, pur presenti nell’elettorato, sono risultate minoritarie rispetto a istanze di maggiore efficienza e di risparmio. Nell’auspicio di molte forze politiche il cambiamento attuato rappresenta soltanto un primo passo di una riforma complessiva delle istituzioni e delle regole elettorali.   

Anche i risultati delle elezioni in sei regioni hanno fondamentalmente rispettato le aspettative. I risultati non sono ufficiali, ma si va verso una riconferma di Vincenzo De Luca in Campania, di Giovanni Toti in Liguria, di Michele Emiliano in Puglia, di Luca Zaia in Veneto. Nelle Marche vittoria del centrodestra con Francesco Acquaroli - nell’unica regione che passa da un’amministrazione del centrosinistra a una di centrodestra -, in Toscana vittoria di Eugenio Giani del centrosinistra. In Valle d’Aosta la legge elettorale è diversa e il presidente della Regione non è eletto direttamente dai cittadini ma dal Consiglio regionale; secondo gli exit poll la Lega dovrebbe affermarsi come primo partito.

Nelle valutazioni di molti commentatori si evidenziano i successi elettorali molto larghi di Luca Zaia e di Vincenzo De Luca, nei quali il voto, nelle sue dimensioni, sembra essere fortemente legato alla personalità dei governatori e a un giudizio positivo sull’amministrazione. Le conseguenze sulla politica nazionale non dovrebbero neanche in questo caso essere dirompenti. In quattro casi si è assistito alla riconferma dei governatori uscenti e soltanto nelle Marche si è avuto un passaggio dal centrosinistra al centrodestra; inoltre, la coalizione di governo non si è presentata unita nelle competizioni regionali e quindi si tratta di un test non troppo significativo a livello nazionale. Il centrodestra ha ottenuto un buon risultato ma forse inferiore alle aspettative e alle speranze. Peraltro si è avuta l’impressione che gli elettori abbiano votato tenendo lo sguardo proiettato sul merito del referendum costituzionale e, per quanto riguarda le elezioni regionali, sugli specifici programmi e sulla valutazione dell’operato dei governi locali.

 

Immagine: Il voto per il referendum costituzionale del 2020 in un seggio elettorale pugliese (20 settembre 2020). Crediti: Massimo Todaro / Shutterstock.com

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