22 giugno 2017

Ius soli e ius culturae: cosa prevede la riforma della legge sulla cittadinanza

Si sta discutendo in questi giorni al Senato la legge sull’introduzione dello ius soli, approvata alla Camera alla fine del 2015. Attualmente le norme italiane sull’acquisizione della cittadinanza sono tra le più restrittive d’Europa. L’Unione Europea, infatti, non si riserva alcuna competenza esclusiva al riguardo ma rimanda ai singoli Stati membri la possibilità di stabilire termini e condizioni necessarie per la concessione della cittadinanza. Di conseguenza, le norme possono variare notevolmente da uno Stato all’altro.

In Italia la materia è stata regolata l’ultima volta nel 1992, quando è stato introdotto lo ius sanguinis (“diritto di sangue”), in base al quale un bambino è italiano qualora almeno uno dei genitori sia di cittadinanza italiana. In virtù della stessa legge, i bambini nati da genitori stranieri, anche se partoriti sul nostro territorio, non possono richiedere la cittadinanza, a meno che non abbiano compiuto 18 anni e, fino a quel giorno, abbiano risieduto nel nostro Paese “legalmente e ininterrottamente”. Negli ultimi anni si è avvertita l’esigenza di un maggiore allineamento alle norme vigenti nei principali Stati europei a causa della manifesta esclusione di migliaia di bambini nati e cresciuti in Italia che, pur essendo perfettamente integrati nel sistema sociale e scolastico, hanno visto il loro status infelicemente legato a quello dei genitori, il cui permesso di soggiorno poteva scadere da un momento all’altro, costringendo l’intera famiglia a emigrare altrove.

Il nuovo disegno di legge espande i criteri per acquisire la cittadinanza italiana, venendo incontro proprio alle esigenze dei bambini nati in Italia da genitori stranieri o arrivati nel nostro Paese da piccoli. Il testo in discussione al Senato prevede due nuovi criteri per ottenere la cittadinanza italiana prima della maggiore età: un diritto legato al territorio (ius soli) e un diritto legato all’istruzione (ius culturae). A differenza di quanto accade negli Stati Uniti, lo ius soli approvato alla Camera sarebbe “temperato”, ovvero non riguarderebbe chiunque sia nato in Italia, ma soltanto quanti abbiano almeno un genitore che si trovi legalmente in Italia da almeno cinque anni.

Lo ius culturae, l’altra strada per acquisire la cittadinanza italiana, prevede, invece, che potranno diventare cittadini italiani i minori stranieri nati nel nostro Paese o arrivati entro i 12 anni che abbiano frequentato, per almeno cinque anni, le scuole italiane, e conseguito il titolo conclusivo del relativo ciclo scolastico. Anche coloro che sono nati all’estero potranno divenire cittadini italiani, purché siano arrivati nel nostro Paese tra i 12 e i 18 anni e abbiano abitato nel nostro Paese per almeno sei anni e superato un ciclo scolastico. 

 


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