23 giugno 2015

L’altruismo vincente

 Quali sono i motivi che spingono l’individuo a privilegiare il benessere altrui rispetto al proprio, a orientare il proprio operato verso obiettivi che potrebbero rivelarsi non vantaggiosi o addirittura dannosi per sé? Il termine altruismo è relativamente recente – fu coniato dal filosofo Auguste Comte nel 1830 in contrapposizione a egoismo  – ma il dibattito su questo modo di agire, diffuso anche nel regno animale, per esempio tra gli insetti sociali, ha appassionato (e continua ad appassionare) da diverse prospettive etologi, filosofi, politologi e sociologi. Il nuovo saggio del biologo David Sloan Wilson L’altruismo. La cultura, la genetica e il benessere degli altri aggiunge un altro tassello all’analisi di questa complessa questione. Un tentativo di spiegazione del comportamento altruistico – già ipotizzata da Darwin – ha suggerito che la propensione ad anteporre l’interesse dei propri simili a scapito del proprio sia finalizzata a rendere più forte il gruppo di appartenenza, che a sua volta sarà maggiormente in grado di difendere l’individuo e i suoi figli. Secondo l’ipotesi dell’‘egoismo genetico’ il sacrificio di un singolo può risultare in realtà vantaggioso se consente di proteggere altri individui portatori dello stesso patrimonio genetico, che in questo modo potranno sopravvivere e riprodursi, garantendo così la trasmissione e la maggiore diffusione di determinati geni. Ma nemmeno questo approccio riesce a dare conto di azioni altruistiche del tutto sganciate dal contesto familiare o personale ristretto, in cui sia ipotizzabile qualche forma di tornaconto o reciprocità. Wilson sostiene cha la selezione avviene su molteplici livelli: geni, individui, gruppi, popolazioni, specie, e che l’altruismo è inestricabilmente legato all’organizzazione funzionale dei gruppi. Se a livello individuale l’egoista sembra prevalere, a livello del gruppo un comportamento cooperativo apparentemente ‘gratuito’ rende più forte ed efficiente il gruppo stesso nell’ambito della competizione tra gruppi, e diventa, nel lungo termine, una strategia vincente. Un approccio che in prospettiva dovrebbe finire col guidare tutti gli aspetti dell’esistenza umana, compresa l’economia: anche se l’eccesso di ottimismo in questo campo conduce facilmente a sfiorare l'utopia.

 


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