22 ottobre 2020

L’impatto della pandemia sul mercato del lavoro. I dati

 

Gli ultimi dati pubblicati dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) relativi ad agosto 2020 ci permettono di monitorare l’impatto complessivo della pandemia sul mercato del lavoro in Italia attraverso una loro comparazione con i dati di febbraio 2020, preso come mese di riferimento perché precedente alla decretazione dell’isolamento generale e al blocco delle attività produttive.

 

Iniziamo con gli occupati. I dati ISTAT ci segnalano come il livello occupazionale sia passato da 23,3 milioni di febbraio ai 22,9 milioni di agosto, diminuendo di circa 359,2 mila unità. Il calo degli occupati interessa principalmente la componente femminile (-206,3 mila) rispetto a quella maschile (-152,9 mila). Si registra una diminuzione del numero degli occupati nelle classi di età comprese tra i 15 e i 49 (-467,3 mila), mentre si rileva un lieve aumento degli occupati tra i 50 e i 64 anni (+77,5 mila).

 

La diminuzione complessiva degli occupati si deve principalmente alla componente dei dipendenti (-267,7 mila) che passano dai 18 milioni di febbraio ai 17,8 milioni di agosto. All’interno di questa componente, il calo si deve prevalentemente ad una diminuzione degli occupati a termine (-314,4 mila) che toccano quota 2,6 milioni, rispetto ai permanenti che, al contrario, crescono (+46,7 mila) e raggiungono quota 15,1 milioni. La componente degli indipendenti, invece, registra un calo di 91,5 mila unità, raggiungendo così quota 5,1 milioni.

 

Il tasso di occupazione (15-64 anni) passa dal 59,0% di febbraio al 58,1% di agosto, diminuendo dello 0,9%. A livello di genere si registra una maggiore diminuzione del tasso di occupazione nelle donne (-1,0%) rispetto agli uomini (-0,8%). Lo stesso tasso nelle classi di età diminuisce dell’1,5% (15-24 anni), del 2,7% (25-34 anni), dello 0,5% (35-49 anni), mentre rimane stabile per la classe 50-64 anni.

 

Passiamo ai disoccupati. I dati ci permettono di osservare come da febbraio ad agosto il loro numero sia aumentato di 68,7 mila unità, raggiungendo quota 2,5 milioni. Il numero di persone in cerca di lavoro, nel periodo febbraio-agosto, cala nella componente femminile (-6,2 mila) e cresce in quella maschile (+74,8 mila). Si registra un aumento della disoccupazione nel segmento più giovane (+34,8 mila unità per la classe 15-24 anni e +60,1 mila unità per la classe 25-34 anni), mentre nel segmento più anziano si registra una diminuzione (-24,1 mila unità per la classe 35-49 anni e -9,5 mila unità per la classe 50-64 anni).

 

Il tasso di disoccupazione totale passa dal 9,3% di febbraio al 9,7% di agosto, aumentando quindi dello 0,4%. L’incremento del tasso di disoccupazione per genere è maggiore negli uomini (+0,6%) che nelle donne (+0,1%), mentre il tasso per classi di età cresce tra i segmenti più giovani (+3,5% per 15-24 anni e +1,8% per i 25-34 anni) e diminuisce lievemente per la componente più anziana (-0,1% per 35-49 anni e -0,2% per 50-64 anni).

 

Chiudiamo, infine, con gli inattivi. I dati statistici ci mostrano come quelli in età lavorativa (15-64 anni) siano aumentati di 256,4 mila unità, passando dai 13,3 milioni di febbraio ai 13,6 milioni di agosto. La crescita del numero di inattivi coinvolge di più la componente femminile (+182 mila unità) rispetto a quella maschile (+74,4 mila unità), mentre l’incremento è maggiore nei segmenti più giovani rispetto ai più anziani, rispettivamente +147,8 mila unità (15-34 anni) e +108,6 mila unità (35-64 anni).

 

Infine, i tassi di attività e di inattività (15-64 anni) variano dello 0,7%. Il primo scende dal 65,2% di febbraio 2020 al 64,5% agosto 2020, mentre il secondo, nello stesso periodo, aumenta dal 34,8% al 35,5%. A livello di genere, si registra un incremento maggiore del tasso di inattività nella componente femminile (+1,0%) rispetto a quella maschile (+0,4%), mentre lo stesso tasso aumenta in tutte le classi di età ma in maniera differenziata: +0,9% (15-24 anni), +1,7% (25-34 anni), +0,6% (35-49 anni) e +0,1% (50-64 anni).

 

L’analisi dei tre aggregati, totali e disaggregati per genere ed età, e dei principali indici del mercato del lavoro, ci mostra come l’occupazione – pur crescendo per il secondo mese consecutivo ‒ permanga ancora al di sotto del livello prepandemia. Il numero delle persone in cerca di lavoro nel mese di agosto è tornato a calare dopo esser cresciuto da aprile (quando ha toccato quota 1,8 milioni, con un tasso del 7,4%) a luglio. Invece, gli inattivi, pur in calo a partire da aprile, rimangono ad un livello più alto rispetto a febbraio 2020.

 

Leggendo i dati della Nota trimestrale sulle tendenze dell’occupazione. II trimestre 2020, pubblicata da ISTAT, ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, Istituto nazionale previdenza sociale (INPS), Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) e Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL), è possibile osservare come nel confronto territoriale e congiunturale si registri una riduzione del tasso di occupazione più intensa nel Mezzogiorno (-1,6%) sia rispetto al Nord (-1,1%) che al Centro (-0,9%). Tutti questi dati evidenziano come l’emergenza Covid-19 si sia rovesciata sui segmenti storicamente più fragili del nostro mercato del lavoro: donne, giovani e Mezzogiorno.

 

I dati relativi alla Cassa integrazione guadagni (GIG; ordinaria, straordinaria e in deroga) e ai fondi di solidarietà pubblicati dall’INPS mostrano come nel periodo gennaio-agosto 2020 vi siano state oltre 3 miliardi di ore autorizzate, la maggior parte delle quali è concentrata nei mesi di aprile e maggio (57,5%). Il ricorso agli ammortizzatori sociali e il blocco dei licenziamenti – due misure fortemente sollecitate dalle confederazioni sindacali ‒ hanno contribuito ad attenuare l’impatto negativo del Covid-19 sui redditi e sull’occupazione. Senza questo intervento l’Italia a maggio avrebbe registrato, secondo una stima della Banca centrale europea (BCE), un tasso di disoccupazione vicino al 25%.

 

Nelle prossime settimane sarà, quindi, importante osservare i dati di settembre per valutare l’impatto della ripresa delle attività economiche e produttive sui livelli occupazionali.

 

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Crediti immagine: David Tadevosian / Shutterstock.com

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