1 marzo 2018

L’inquinamento della nostra aria

Il 29 gennaio è stato reso pubblico il rapporto di Legambiente, dal titolo Mal’Aria 2018. L’Europa chiama, l’Italia risponde?, sull’inquinamento dell’aria nelle città italiane, che analizza la presenza di polveri sottili (PM10) e di ozono troposferico (quello che va dalla superficie terrestre fino a 10-15.000 m di altitudine).

Le PM10, che hanno origine sia naturale (polvere, terra, microrganismi ecc.), sia antropica (residui da manto stradale, emissioni di motori e riscaldamento domestico ecc.), sono considerate tra i principali inquinanti urbani e tra i più pericolosi, e l’Unione Europea impone che non si superino i limiti di media annua di 40 µm/m³ (un µm, ossia un micrometro, corrisponde a un milionesimo di metro), il limite giornaliero di 50 µg/m³ (un µg, ossia un microgrammo, corrisponde a un milionesimo di grammo) e che il limite non venga superato per più di 35 giorni all’anno.

Anche l’ozono troposferico è un inquinante pericoloso, che colpisce particolarmente le vie respiratorie ed è dannoso anche per la vegetazione: viene pertanto costantemente monitorato e anch’esso non deve superare delle soglie prestabilite.

Nel 2017 sono state 39 le città in cui, per più di 35 giorni, si sono rilevati limiti di PM10 superiori ai 50 µg/m³ giornalieri consentiti, 44 quelle che hanno superato i limiti consentiti di ozono per più di 25 giorni e 31 quelle che risultano fuori legge per entrambi gli inquinanti.

La situazione più grave è quella del Nord e soprattutto quella della Pianura Padana: Cremona risulta la città più inquinata, con 178 giorni di inquinamento rilevato (105 per le PM10, le polveri sottili e 73 per l’ozono), seguita da Pavia, Lodi, Mantova e Monza, Asti, Milano e Alessandria.

Per quanto riguarda nello specifico le polveri sottili, Torino, Cremona, Padova, Alessandria e Pavia hanno superato almeno in una centralina di rilevamento più di 100 volte i limiti imposti. Al centro, tra le città più inquinate, vi sono Terni (con 38 giorni si emissioni di PM10 superiori al consentito) e Pesaro (28 giorni). Al Sud Caserta (53 giorni), Avellino (49) e Napoli (43).

Per quanto concerne invece l’ozono, Catanzaro è al primo posto con 111 superamenti nel 2017, seguita da Varese, Bergamo, Lecco, Monza e Mantova.

Secondo questi dati, il 16-20% della popolazione italiana, soprattutto quella concentrata nel Nord, respira un’aria veramente inquinata, molto al di sopra di quanto l’Europa consenta e drammaticamente più inquinata di quanto consigliato dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

Rispetto alle altre metropoli europee, sono proprio le nostre città a primeggiare riguardo alla media annuale di concentrazione di PM10, di nuovo con Torino in testa (39 µg/m³), seguita da Milano (37), Napoli (35), contro per esempio Siviglia, Marsiglia e Nizza con 29 µg/m³. Roma, insieme a Parigi, è al settimo posto con 28 µg/m³. 

È evidente che il Nord d’Italia paga, rispetto al Centro e al Sud, un grave svantaggio di partenza dovuto alle particolari condizioni ambientali e che l’impegno per trovare soluzioni in quest’area dovrà essere superiore a quello profuso altrove. Al di là delle procedure d’infrazione a nostro carico aperte dall’UE per il mancato ottenimento degli obiettivi (risalenti al 2014 e al 2015), soluzioni serie e rapide andranno trovate soprattutto a tutela della salute della popolazione.


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