14 gennaio 2021

L’ossessione di diventare più alti

La storia di Gavril Ilizarov è nota a ortopedici e cultori della storia della medicina. Come nel film l’Albero degli zoccoli nacque così povero da non possedere neanche le scarpe per andare a scuola, nella steppa tra le attuali Polonia e Bielorussia; eppure si ritrova giovanissimo e solitario a dirigere l’ospedale di Kurgan in Siberia, l’unico della regione e senza attrezzature, sul finire della Seconda guerra mondiale: dobbiamo al suo genio l’apparato di Ilizarov, il semplice strumento che come un’impalcatura esterna consente a due estremità di un osso spezzato di fissarsi, per sostenere la loro ricrescita grazie anche all’ulteriore scoperta di poterlo allungare se si salvaguardano midollo e parti interne. Con queste tecniche Ilizarov riuscì a curare migliaia di feriti di guerra e in incidenti, raggiungendo la fama internazionale dopo aver curato negli anni Sessanta la frattura esposta del celebre campione olimpico di salto Valery Brumel, consentendogli di tornare a gareggiare, e nel nostro Paese il leggendario alpinista Carlo Mauri, la cui gamba sinistra si era rimpicciolita di 4 centimetri. Ilizarov si spense serenamente nel 1992 in quella Siberia che l’aveva adottato, non prima di aver fatto incetta di riconoscimenti tra cui il premio Lenin e la proclamazione come Eroe del lavoro socialista.

 

Per uno scherzo del destino, o forse segno inequivoco del cambiamento dei tempi, i principi di base della sua meritoria opera sono ora utilizzati per quell’intervento di chirurgia estetica sempre più noto e popolare, disponibile in almeno dodici Paesi, i cui numeri e complicazioni sono difficili da quantificare perché effettuato solo in cliniche private specializzate, come quella porta il suo nome a Kurgan. L’allungamento estetico del femore viene concesso solo a chi ha una statura inferiore al metro e sessanta, giurano dalle cliniche; consente di guadagnare dai cinque fino a oltre dieci centimetri in altezza, alla media di un millimetro al giorno. Ma a che prezzo?

Secondo l’economista statunitense John Kenneth Galbraith il privilegio di cui godono le persone alte rappresenta il pregiudizio più durevole e tollerato nelle nostre società; nel nostro linguaggio ci si riferisce alle persone che eccellono nei loro campi come a giganti, e affibbiamo locuzioni come quella di bassa statura morale, a cui allude De André nella sua splendida canzone Un giudice. Studi americani, inglesi e australiani convergono nel dimostrare che l’altezza ha un impatto significativo sul successo e la carriera, particolarmente nel mondo occidentale ossessionato dalle dimensioni, e ogni centimetro in più può essere quantificato in circa 310 dollari annui di stipendio – malgrado tutti siano d’accordo nel non riscontrare differenze intellettuali e di personalità tra alti e bassi. Negli Stati Uniti hanno calcolato che nella storia delle sfide presidenziali l’84% delle elezioni sono state vinte dal candidato più alto – l’imponente Trump si è dovuto evidentemente impegnare per perdere contro il mediano Joe Biden – e Woody Allen, nella sua recente autobiografia A proposito di niente, ha raccontato come l’ex moglie Mia Farrow abbia indotto il loro figlio Ronan Farrow a sottoporsi all’intervento affinché ne fosse favorita la carriera politica. Un esperimento dell’Università di Oxford ha recentemente mostrato che i partecipanti resi più bassi con la realtà virtuale mostravano un accentuato senso di inferiorità, incompetenza e sospettosità nei confronti degli altri; gli uomini alti e imponenti sarebbero poi favoriti nell’accoppiamento perché più adatti a protezione e accudimento, secondo la teoria evoluzionista. D’altra parte nelle app di incontro il requisito dell’altezza è ossessivamente richiesto ed esistono anche social specifici di incontri con persone alte.

L’intervento per l’allungamento delle gambe è lungo, costoso e doloroso. Vengono praticati fori nei femori, e poi rotti in due; un’asta di metallo viene inserita chirurgicamente all’interno e tenuta in posizione da una serie di viti. L’asta viene quindi allungata lentamente fino a quando il paziente raggiunge l’altezza desiderata e le estremità ossee possono ricongiungersi. C’è bisogno di mesi di riabilitazione (“imparare nuovamente a camminare”), e i rischi neurologici, vascolari e ossei sono concreti. I pazienti descrivono la procedura come straziante: “Ci sono volte in cui non puoi sfuggire da nessuna parte nella tua testa per il dolore”. Con il potenziamento dell’offerta a livello internazionale i clienti sono sempre più attirati dai prezzi bassi e non dalla sicurezza delle procedure.

L’altezza media in Italia è di 162 cm per le donne e 175 cm per gli uomini, con variazioni sensibili a livello regionale che riflettono quelle a livello globale; e come in tutto il mondo nell’ultimo secolo è cresciuta vertiginosamente, a causa dei miglioramenti nell’alimentazione e delle condizioni di vita. Una donna di un metro e mezzo rientra quindi nell’intervallo di regolarità, e sarebbe comunque più alta della media del Guatemala, il Paese con l’altezza media più bassa. Non di rado sono le persone di statura media a richiedere l’intervento: in questo caso è probabile il disturbo di dismorfismo corporeo, presente negli individui che mostrano preoccupazioni persistenti per difetti dell’aspetto fisico percepiti per nulla o in modo lieve dagli altri, che diventano il loro centro dell’attenzione traducendosi in comportamenti ripetitivi o pensieri ricorrenti e intrusivi, in grado di causare disagio o preoccupazioni significativi. La percezione individuale dell’altezza fa la differenza: le persone più basse possono eccellere negli sport e nelle attività che richiedono equilibrio, precisione, rotazione e accelerazione; diversi studi mostrano come sarebbero più longeve e meno soggette a fratture e malattie, a partire dalla minore quantità di cellule nel corpo e dal minor fabbisogno energetico (e con esso dei relativi sottoprodotti tossici). Insomma, non è un caso che esista il proverbio della botte piccola con il vino buono.

 

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