8 maggio 2020

La drammatica crisi del settore turistico

L’Organizzazione mondiale del turismo (OMT, World Tourism Organization) ha dovuto rivedere drasticamente al ribasso le previsioni sull’andamento del settore; la flessione dei movimenti turistici, a causa dell’emergenza sanitaria, potrebbe essere dell’80%. Secondo l’agenzia dell’ONU con sede a Madrid, i movimenti turistici hanno fatto registrare nei primi tre mesi dell’anno una diminuzione del 22%, condizionata dal brusco cedimento delle attività a marzo (57%). Del resto il quadro della pandemia non è certo incoraggiante; sono stati coinvolti, in misura diversa, la grande maggioranza dei Paesi del mondo in tutti i continenti, i contagiati globalmente sono quasi 4 milioni e le vittime accertate sono finora 269.729; pur nella speranza che la fase peggiore sia alle spalle, è ovvio che le misure di distanziamento sociale e di riduzione della mobilità rimarranno in vigore ancora per parecchie settimane. Inoltre, non bisogna trascurare gli effetti psicologici della pandemia che porteranno le persone probabilmente a viaggiare di meno e a evitare luoghi affollati anche nei prossimi mesi, indipendentemente da ciò che le norme consentiranno; tutto questo in uno scenario di prevedibile riduzione generalizzata dei consumi.

Nell’Unione Europea lavorano nel settore turistico circa 27 milioni di persone; i Paesi europei che stanno subendo maggiormente le conseguenze della crisi sono la Grecia, l’Italia, la Francia e la Spagna. In Italia, secondo l’ENIT-Agenzia nazionale del turismo, il settore rappresenta, con un giro di affari di 232,2 miliardi di euro, il 13,2% del PIL; a questo corrisponde il 15% dell’occupazione, con 3,5 milioni di addetti. Quindi, dentro il rischio di una recessione generale che investe tutti i settori, nella realtà italiana l’emergenza del settore turismo rappresenta la preoccupazione più immediata, anche perché a differenza di altri comparti che sono anch’essi in difficoltà, nel caso del trasporto aereo e del turismo si assiste a un vero e proprio crollo. Realtà in espansione fino a pochi mesi fa, come TripAdvisor e Airbnb, hanno annunciato tagli all’occupazione. La stagione estiva del 2020 appare in bilico; è possibile che sia salvaguardata una parte del turismo interno, verso cui si stanno prioritariamente indirizzando le iniziative di sostegno del governo italiano.

Il turismo interno rappresenta storicamente una parte importante del fatturato del settore ed è quella che nel 2020 è possibile incentivare e sostenere, pur nel rispetto delle necessarie precauzioni e nell’incertezza dell’andamento dell’epidemia nei prossimi mesi. Ma guardando anche oltre il 2020, alcune realtà, come Venezia ad esempio, stanno ragionando su un rilancio del turismo di qualità, con numeri e modalità diverse. Una riflessione importante perché dopo un trauma come quello della pandemia di Covid-19, nulla sarà come prima e più che pensare a un ritorno alla normalità il settore del turismo deve trovare un nuovo equilibrio, che tenga conto non solo dell’emergenza, ma anche di cambiamenti più duraturi. Secondo il ministro dei Beni Culturali e del Turismo Dario Franceschini «Purtroppo per alcuni settori sarà un attraversamento nel deserto». Gli operatori del comparto sperano di trovare qualche oasi anche nell’estate del 2020, per riattivare le strutture, in una stagione che, sia pur in tono minore, rappresenti i primi passi di una rinascita.

 

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Immagine: Prima del Coronavirus, turisti in fila alla Reggia di Versailles, Francia. Crediti: pxfuel

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